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Caos ultras/ È stato davvero Antonino Speziale ad uccidere l’ispettore Filippo Raciti?

CASO DA RIAPRIRE?

All’indomani della finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina, il capo della tifoseria partenopea dei Mastiffs, Genny ‘a Carogna prese cinque anni di Daspo per avet indossato la maglia con la scritta “Speziale Libero”. Oggi, sempre in virtù di quanto accadde, sono state inasprite le pene per il calcio dal decreto sicurezza. La norma del Daspo è stata allungata a otto anni

 

genny carogna speziale libero

 

Sul caso è pendente una richiesta di revisione. Il processo si tenne a porte chiuse. E forse per questo molti dettagli sono sfuggiti all’opinione pubblica: un filmato amatoriale potrebbe scagionarlo. A luglio le delegazioni di diverse tifoserie hanno incontrato a Bergamo l’avvocato di Speziale, Giuseppe Lipera

Genny ‘a Carogna è il capo dei Mastiffs, una delle tifoserie del Napoli. È il 3 maggio 2014.  All’Olimpico si gioca la finale di Coppa Italia Napoli-Fiorentina e, fuori dallo stadio, un ultras della Roma spara ad un supporter partenopeo. La voce si diffonde e il clima in curva diviene incandescente. La polizia va a parlare con lui, un fatto normale, perché lo stadio è pieno di famiglie con bimbi al seguito e bisogna sedare gli animi. Il giorno dopo però scoppia il putiferio. Genny ‘a Carogna, non si sa perché, diventa l’uomo della scandalosa “trattativa”. E viene preso di mira anche per la sua maglietta con una scritta: “Speziale libero”. Una provocazione, accusano, costatagli cinque anni di Daspo. La scritta si riferisce ad Antonino Speziale, il tifoso condannato a 8 anni per il delitto dell’ispettore di polizia Filippo Raciti, ucciso il 2 febbraio 2007 a Catania, durante gli scontri tra le tifoserie tra la squadra locale e il Palermo.

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Eppure, sulla maglietta, Genny non insulta Raciti. Dice solo come la pensa sulla condanna di una persona, Speziale. Ieri, un altro avrebbe potuto metterci sopra “Sofri libero” senza che quella scritta dovesse offendere la famiglia Calabresi. E, come sappiamo, in quel caso è stato fatto molto di più di una semplice maglietta. Perchè Genny ‘a Carogna provoca affatto: molti ultras, e non solo loro, sono tuttora convinti che Speziale sia innocente. Ancora un anno fa, e poi a luglio di quest’anno, alcune delegazioni di varie tifoserie di tutta Italia hanno incontrato a Bergamo l’avvocato di Speziale, Giuseppe Lipera, chiedendo se in qualche maniera possano contribuire a far luce sul caso e a chiedere la revisione del processo. Una revisione oggi pendente in Cassazione. Vediamo perché.

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Filippo Raciti

Il processo ad Antonino Speziale si tiene a porte chiuse. Il tifoso, all’epoca dei fatti, era minorenne. È accusato di aver ucciso l’ispettore Raciti per mezzo del rivestimento in acciaio di un lavabo del peso di quasi sei chili e lungo poco più di un metro, usato a mò di ariete. Gli avrebbe così spappolato il fegato.

La prima cosa da chiarire al lettore è che, nonostante fuori dallo stadio di Catania ci fossero molte telecamere, nemmeno una lo inquadra mentre colpisce il poliziotto. Ma è il meno: dei tre carabinieri e dei due agenti intorno a Raciti, nessuno dice di aver visto un sottolavello schiacciare la vittima. L’accusa chiede allora al Ris di analizzare sottolavello e giubbotto dell’ispettore, per capire almeno se l’oggetto sia stato effettivamente usato per colpire ed uccidere. La conclusione?  “L’ipotesi di inidoneità sembra riunire maggiori elementi di probabilità”. Più no che sì. Il gip, così, scarcera il tifoso: contro di lui non c’è manco un indizio. Si potrebbe chiudere lì. Ma alla Procura l’accertamento del Ris pare “poco rigoroso e non privo di errori metodologici”. Insiste. Ma si vede annullato per ben due volte dalla Cassazione il provvedimento di arresto: la seconda addirittura senza rinvio, perché i giudici ritengono “incolmabile la lacuna di gravità indiziaria”. E questo, naturalmente, per il fatto che molto altro li lascia perplessi.

 

 

I CAPELLI UN PO’ COSÌ

Se nessuno ha visto infatti un sottolavello colpire l’ispettore Raciti, né uomini né telecamere, tantomeno la perizia del Ris, altri dubbi nascono dall’individuazione di Speziale come il possibile assassino. Secondo la ricostruzione degli eventi, Raciti prima di morire avrebbe detto infatti che ad aggredirlo era stato un soggetto «alto e grosso, capo della A.N.R., con “i capelli un po’ così”».

Ai giudici della Suprema Corte che deve decidere dell’arresto di Speziale, pare un po’ pochino come identikit. Primo, perché Speziale non solo non è capo della A.N.R. (tifoseria Associazione Non Riconosciuta ndr), ma non ne fa neppure parte, muovendosi lui in un gruppo solo vicino, quello degli Skizzati. Quanto al fatto che sia alto, Speziale è un metro e 69. Raciti era un metro e 85: perché mai l’ispettore avrebbe dovuto descrivere uno molto più basso di lui come una persona alta? Restano l’immagine di uno “grosso” che portava un sottolavello, in mezzo a centinaia di tifosi riversati per strada. E “i capelli un po’ così”, che non si capisce come e perché debbano essere quelli del taglio di capelli di Speziale.

 

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Antonino Speziale

La vicenda si conclude comunque con una condanna. Anzi due. Perché, per gli scontri di quel giorno, Speziale si è beccato due anni di reclusione per resistenza a pubblico ufficiale. In questa sentenza, tuttavia, il famigerato sottolavello non viene usato a mò d’ariete, ma scagliato in aria. Una bella differenza. E ciò che è più importante, Speziale viene condannato come il ragazzo che aveva opposto resistenza indossando una felpa al contrario, cappuccio alzato e cappellino in testa, tanto coperto da lasciar visibili “solo gli occhi”. Come poteva allora l’ispettore Raciti averlo descritto come un soggetto “con i capelli un po’ così”, se Speziale indossava cappellino e cappuccio in testa? Si chiama conflitto di giudicato, ed è quello su cui punta la difesa del tifoso nel chiedere la revisione.

 

LA BOTTA SUL DISCOVERY

Ma c’è altro. Salvatore Lazzaro, assistente capo di polizia, guidava il Discovery che il giorno degli scontri trasportava Raciti e altri due colleghi assaltati dai tifosi.

Tre giorni più tardi mise a verbale: «Ho spostato il Discovery di qualche metro. In quel momento ho sentito una botta sull’autovettura ed ho visto Raciti che si trovava alla mia sinistra assieme a Balsamo (altro collega poliziotto ndr) portarsi le mani alla testa. Ho fermato il mezzo ed ho visto un paio di colleghi soccorrere Raciti ed evitare che cadesse per terra». La difesa ha ipotizzato dunque che forse, ad uccidere Raciti, era stata proprio una manovra accidentale del Discovery. Ma in aula, molto tempo più tardi, Lazzaro dirà che Raciti si trovava ad una decina di metri dal mezzo quando si accasciò.

 

raciti_sfondocatania1IL FILMATO

Una precisazione importante, certo. Solo che l’ipotesi della difesa non si basava sul mero intuito: in una conversazione del 16 febbraio 2007 avvenuta al carcere di Catania e intercettata, un detenuto aveva rivelato a due suoi parenti che un elettrauto, di cui faceva il nome, filmò l’impatto tra la jeep e il corpo di “una guardia”. Frasi poi confermate in aula da uno dei famigliari. Una circostanza che sembrava molto simile a quanto messo a verbale dell’assistente Lazzaro, il cui contenuto,  certamente, non poteva essere noto al detenuto.

L’elettrauto venne rintracciato dalla polizia. Ma negò. Disse anzi, secondo quanto riporta l’istanza di revisione, di non aver “notato” neppure gli scontri tra tifosi e polizia, dato che era andato via cinque minuti prima della fine dell’incontro. Il tutto mentre fuori dallo stadio succedeva il finimondo.

Antonino Speziale, inizialmente accusato di omicidio volontario e successivamente di omicidio preterintenzionale, sarà così condannato a otto anni di reclusione.

 

 

PRESENTAZIONE LIBRO LO SBIRRO E LO STATOL’AVVOCATO: “UN PROCESSO CHE NON DOVEVA NEMMENO COMINCIARE”

L’avvocato Giuseppe Lipera continua a battersi per far riaprire il caso: «Il processo a Speziale non sarebbe nemmeno dovuto cominciare. All’epoca era in vigore la legge Pecorella, in base alla quale, di fronte all’insussistenza di gravi indizi di colpevolezza il pm avrebbe dovuto chiedere l’archiviazione.E, nel nostro caso, la Cassazione aveva annullato senza rinvio il fermo del tifoso proprio per assenza di indizi».

Cosa accadrà ora?

«La richiesta di revisione è pendente in Cassazione. La madre di Speziale ha presentato denuncia per falsa testimonianza nei confronti dell’assistente di polizia Lazzaro, ma è stata proposta archiviazione. Ragione per cui, anche su quella, abbiamo fatto ricorso in Cassazione. Ci siamo rivolti pure alla Corte di Strasburgo per violazione dell’equo processo e siamo in attesa di una pronuncia. Ma, a dirla tutta, un processo del genere non mi era mai capitato». Perché? «Persino le conclusioni inequivocabili e scritte della perizia del Ris sono state ribaltate a favore dell’accusa. Avevamo chiesto le telecamere in aula e ci è stato sempre negato. Sicchè in prigione c’è un ragazzo che nessuno ha visto uccidere e che nessuno ha mai descritto come l’omicida, condannato con due sentenze opposte. Non diverse, opposte. Senza che neppure si sappia con certezza come e con quale oggetto sia stato colpito il povero ispettore Raciti».

Manuel Montero per I grandi gialli di Stop

 

Sul caso è stato di recente scritto anche un libro: 

 

 

 

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