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Scontro Procura Milano/ Spuntano due lettere durissime di Pomarici a Bruti Liberati

 

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Ferdinando Pomarici

In due lettere riservate, inviate nel novembre 2010 al procuratore capo di Milano Edmondo Bruti Liberati e ora depositate al Csm, il sostituto Ferdinando Pomarici solleva alcune questioni che anticipano lo scontro in atto in questo momento dopo l’esposto inviato al Csm dall’aggiunto Alfredo Robledo. Lo scrive Panorama nel numero in edicola dal 29 maggio.[break]

LA PRIMA LETTERA- Nella prima lettera, Pomarici annuncia al capo che non intende più partecipare alle riunioni della cosiddetta dirigenza: «Il disagio» scrive «si è fortemente acuito per effetto di alcune tue scelte che assolutamente non condivido e che non voglio in alcun modo avallare». [break]

UDITRICE GIUDIZIARIA- Pomarici, spiega Panorama, si riferisce alla nomina di una collega alla Direzione distrettuale antimafia di Milano. «Mi sembra» scrive infatti il sostituto «priva di alcun requisito idoneo all’assegnazione alla Dda se non quello, pare, di essere stata uditrice giudiziaria dell’attuale coordinatore» (Ilda Boccassini, ndr). [break]

LO STUPORE DI POMARICI- «Mi stupisce» continua Pomarici nella lettera pubblicata da Panorama «che un esponente storico come te di Magistratura democratica, che si è sempre caratterizzata per le battaglie più decise in tema di concorsi interni, abbia poi rinunciato a tali principi quando, forse, richiesto di derogarvi da chi gradiva l’assegnazione di colleghi di propria personale fiducia». [break]

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Edmondo Bruti Liberati

IL CASO RUBY- Nella seconda lettera Pomarici dissente con Bruti sulla scelta di assegnare il caso Ruby a Ilda Boccassini, secondo lui intervenuta esercitando una informale «auto assegnazione». Pomarici parla di violazione «di una norma che ha costituito per anni cavallo di battaglia di Md proprio per evitare il fenomeno delle assegnazioni “pilotate”, fonte di timore diffuso che anche le successive indagini possano apparire all’esterno parimenti “pilotate”». [break]

LE DIMISSIONI DI ALBERTONI- Panorama sta seguendo il caso da molto vicino. La settimana scorsa il sito del settimanale, Panorama.it, aveva anticipato le dimissioni a sorpresa del consigliere non togato Ettore Adalberto Albertoni dalla settima commissione del Csm, in aperta polemica con la presidente Giuseppina Casella. [break]

alfredo robledoLA RICHIESTA DI ROBLEDO RIFIUTATA- Secondo Panorama.it, Albertoni avrebbe voluto che la settima commissione desse il suo placet alla richiesta avanzata da Robledo di replicare alle risposte di Bruti Liberati in seguito al suo esposto. Ma giovedì 15 maggio sia la settima che la prima commissione del Csm avevano respinto. Albertoni spiegava nella raccomandata a mano consegnata al vicepresidente Michele Vietti e agli altri componenti della commissione di avere avuto garanzie che la seduta del 15 maggio scorso sarebbe durata circa mezz’ora e che le decisioni sarebbero state prese successivamente. Da qui la decisione di dimettersi: «È venuto meno il leale e doveroso rispetto che deve essere garantito a tutti i consiglieri in qualsiasi sede del Csm» aveva dichiarato Albertoni al sito di Panorama.

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