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Dopo il caso Riccardo Viti/ Viaggio tra gli insospettabili serial killer della porta accanto

«Non mi sono fermato quando la donna mi ha implorato di lasciarla andare. Poi sono scappato perché pensavo alla mia famiglia». Così ha detto Riccardo Viti, l’idraulico di 55 anni che ha confessato di aver ucciso Andrea Cristina Zamfir, legata, crocefissa e seviziata addosso ad una sbarra sotto ad un cavalcavia di Ugnano. Andava avanti ad aggredirle almeno dal 2000. Se ne contano almeno dieci, sopravvissute. Forse di più, come conferma una recente testimonianza (LEGGI). E chissà che altro c’era nella testa di quest’uomo, bollato da subito come un nuovo mostro di Firenze, arbitro mansueto e disciplinato di arti marziali che violentava le sue prede con un manico di scopa. [break]

INSOSPETTABILE Insospettabile per tutti così come lo era Andrea Pizzocolo, 41 anni, anonimo ragioniere dell’opulenta cittadina di Arese, sede storica dell’Alfa Romeo, oasi verde per la borghesia milanese in fuga dallo smog del capoluogo lombardo. Convivente con una donna straniera, una figlia di 5 anni. Una vita apparentemente normale. Non fosse per quell’omicidio scoperto nelle campagne del lodigiano e che sconvolse l’Italia: Lavinia Simona Ailoaiei, prostituta rumena che si vendeva su internet col nick Dora, 18 anni, trovata cadavere con un asciugamano sul volto e fascette autobloccanti sul collo. Strangolata. [break]

NECROFILO– Dall’asciugamano in poche ore gli inquirenti risalirono ad un motel della zona. E a Pizzocolo. Lui ammise, descrivendolo come un incidente: «Un gioco erotico finito male». Nella sua auto c’era però un video di tre ore, girato con tre microcamere, una delle quali nascosta nell’orologio. Riprendeva il delitto, avvenuto in un motel di Busto Arsizio, Varese. Quindi, i rapporti sessuali dell’uomo con il cadavere della vittima, nel secondo motel. Lo scenario investigativo cambiava completamente. La sua vita fu passata al setaccio. Le autorità vagliarono tutti i filmati. Cercano altre persone scomparse. Chiesero aiuto ai cittadini: «chi sa qualcosa di lui, parli». Ora deve rispondere di  omicidio premeditato e aggravato, rapina, lesioni, sequestro di persona e di ripetuti atti osceni su cadavere. [break]

IL GARAGE I parallelismi erano già moltissimi e un po’ inquietavano. Stessa provincia, ma stavolta a sud di Milano: Cinisello Balsamo. Vittima, ancora una prostituta rumena, Gianina Viorica Ganfalianu. Medesime circostanze della morte: strangolata con un cappio intorno al collo, formato da un filo di plastica. E rinvenuta con nastro adesivo su bocca e parte della mano. La trovano nel garage di un muratore di 44 anni, Antonio Giordano, separato. Anche lì lui si giustificava con un gioco erotico finito male tra consenzienti. Anche lì si cercarono altre vittime (verranno trovate altre due prostitute, una ghanese e una italiana, sfuggite alle torture e lui verrà accusato di sequestro di persona e tentata rapina). Anche lì circolarono per un po’ ipotesi di snuff movie, soprattutto per la testimonianza di una persona che parla di una donna che, periodicamente, entrava nel garage di Giordano e dopo un po’ andava via. A far cosa? Ma la vicenda infine fu circoscritta. Col rito abbreviato Giordano venne condannato in primo grado a vent’anni. Ma non era un serial killer e non ci sono snuff. Solo un sadico. [break]

L’IPOSSIFILIA– Lo strozzamento nella pratica sessuale, giustificata come un gioco erotico finito male, era invece diventata un’abitudine per Gianfranco Stevanin, che il 23 marzo 2001 si vedeva affibbiare definitivamente l’ergastolo e la nomea di mostro di Terrazzo. Veronese, gigolò di provincia, uccise sei donne durante i suoi rapporti sessuali estremi, strozzandole, sezionandole e seppellendole parte in giardino parte nelle acque dell’Adige, dal 1989 al 1994. Disse sempre di aver ucciso ma senza volerlo, nella foga degli amplessi. [break]

I serial killer sadici e assassini di prostitute:

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LE PROSTITUTE– Sadismo a parte, le prostitute sono un tipo di vittime classico dei serial killer italiani. Da Giancarlo Giudice, il mostro di Torino che dal 1983 al 1986 ne uccise 9, a Marco Bergamo, il mostro di Bolzano, che uccise Renate Rauch con decine di coltellate. Dalla sua deposizione: “Spesso, di notte, sogno di uccidere una donna. Questa notte per esempio le ho dovuto mettere una bomba in bocca per ucciderla. Due caricatori non sono bastati” (deposizione del 29 novembre 1993, raccolta nel libro Marco Bergamo, di Paolo Cagnan, I Libri Neri, 1994). Carpentiere, soffriva di un’ impotenza psicogena che lo portò a odiare alle donne. Fino a massacrarle. [break]

Maurizio MinghellaLIBERO DI UCCIDEREMaurizio Minghella, invece, dopo essere andato all’ergastolo nel 1981 per cinque omicidi di donne in Liguria, uscito nel 1995 in semilibertà, fu sospettato di dieci delitti di lucciole, ma condannato per 4. E poi ci furono le famigerate gesta di Andrea Matteucci, il mostro di Aosta, marmista, separato e padre di un bimbo, che agli inizi degli anni ’90 di prostitute ne ammazzò tre: e con due di loro avrebbe avuto rapporti sessuali quando erano già morte. [break]

IL SADISMO DI BILANCIA– Il sadismo e la necrofilia caratterizzarono anche alcuni dei delitti di  Donato Bilancia, che, nel confessare il delitto di una delle sue 17 vittime, su un treno, tra Sanremo e Bordighera, raccontò: «Ho visto arrivare la signora. E’ entrata nel bagno, ho aspettato qualche minuto e poi sono entrato con questa chiave, la solita. Ho aperto la porta all’improvviso e l’ho colpita subito alla testa, prima che si rendesse conto di quello che le stava accadendo…Ho preso la giacca, gliel’ho messa in testa e le ho sparato…eh… mi sono masturbato. Ci ho messo un secondo, comunque. Poi … poi… mi sono pulito sulla spalla di questa qui…». [break]

LA CHIESA– Il tunisino Ben Ezzedine Sebai, serial killer delle vecchiette in Puglia, morto nella sua cella del carcere di Padova in circostanze non del tutto chiare, narrava così ai magistrati milanesi uno dei 15 omicidi confessati: «Mi guardavo in giro e seguivo fino a casa la prima donna anziana vestita di nero che trovavo…Mi veniva in mente mia madre, che vestiva sempre così. Bussavo, chiedevo di farmi entrare, guardare la tv, scambiare due parole, domandavo da mangiare e da bere. Lo facevo spesso anche in Tunisia. Se accettava, non succedeva niente. Altrimenti mi saliva la rabbia, mi usciva sangue dal naso. E uccidevo. Dopodiché riuscivo ad avere anche tre eiaculazioni spontanee. Prendevo qualche soldo e andavo via». [break]

IL SILENZIO DEGLI INNOCENTII NECROFILI– Ma la necrofilia è tipica non solo di serial killer italiani: Sergej Vasilyevich Rjakhovskij, russo, alias The Hippopotamus, tra il 1988 e il 1993 uccise 19 persone tra i 14 e i 78 anni, quasi sempre abusando sessualmente del cadavere. Richard Trenton Chase, detto Il vampiro di Sacramento, andò oltre, violentando nel 1978 il corpo di una donna che aveva appena ucciso e che era incinta di tre mesi. Henry Lee Lucas di Blacksburg, Usa, accusato di 214 omicidi, 11 accertati e 600 confessati, ammise ripetuti abusi sul cadavere della propria madre, la prima delle sue vittime, uccisa nel 1960. Senza contare Ed Gein, che, oltre ad uccidere, i cadaveri li disseppelliva dal cimitero e li scuoiava per fare soprammobili e cucire poltrone. Lo arrestarono nella sua fattoria del Wisconsin nel 1957. Ispirerà i thriller più inquietanti mai realizzati, Psyco, di Alfred Hitchcock. E il transessuale sadico de Il silenzio degli Innocenti. [break]

Manuel Montero

 

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