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Lavorare per la mafia? Per gli italiani si può fare

 

padrinoLa crisi genera disoccupazione. E la disoccupazione genera disperazione, terreno fertile per la criminalità organizzata. Al punto che, secondo un sondaggio di Ixè per Coldiretti, sei disoccupati su dieci sarebbero disposti ad accettare un posto di lavoro in un’attività dove ‘ndrangheta, mafia o camorra abbiano investito per riciclare denaro. Un dato shock, che gli esperti spiegano così: «La malavita può contare su un potenziale di quasi due milioni di persone che, spinte ai margini della società dalla crisi, si dicono disponibili a “compromessi”», dice Stefano Masini, responsabile Ambiente e Consumi della Coldiretti e membro dello staff che ha realizzato lo studio. [break]

NON SIAMO POPOLO DI DELINQUENTI- «Intendiamoci», approfondisce Masini, «gli italiani non sono un popolo di potenziali delinquenti. Il nostro è un sondaggio che indica delle propensioni e non dei comportamenti». Fatto sta che il dramma della mancanza di lavoro fa ammettere a 230mila persone di non avere problemi a commettere azioni illegali pur di avere un’occupazione, con un chiaro allentamento della tensione morale. Ma quali sono i settori economici dove il rischio è più alto? «Bar, ristoranti, pizzerie, supermercati e le attività dove il riciclaggio del denaro sporco risulta più semplice», risponde l’esperto. A leggere la ricerca, quasi un italiano su cinque non avrebbe problemi a recarsi in un locale gestito o legato alla criminalità organizzata, purché i prezzi siano convenienti (9 per cento) e i prodotti di buona qualità (5 per cento). [break]

DISOCCUPAZIONE ALLE STELLE- D’altra parte, la stragrande maggioranza (67 per cento) concorda sul fatto che in certe zone d’Italia, dove la disoccupazione è storicamente alta, mafia & co. abbiano saputo
creare opportunità di lavoro. «Per questo», avverte l’esperto, «è urgente spezzare il legame tra criminalità e crisi con interventi per favorire l’inserimento nel mondo del lavoro, soprattutto tra i più giovani, e la trasparenza delle filiere produttive». [break]

RECORD NEGATIVO- L’analisi arriva mentre l’Istat annuncia il nuovo dato sulla disoccupazione che a febbraio ha toccato quota 13 per cento (42,3 per i giovani tra i 15 e i 24 anni). È il tasso più alto mai registrato in Italia da quando, nel 1977, è cominciata la raccolta delle statistiche trimestrali. Viene così abbattuto l’ennesimo record con il numero di persone alla ricerca di un posto che ha sfondato i 3,3 milioni, come tutta la popolazione di Valle d’Aosta, Trentino Alto Adige, Friuli Venezia Giulia e Umbria sommata insieme. [break]

Matteo Cislaghi per Vero

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