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Di Matteo: “Non do fastidio solo a Riina”

 

nino-di-matteo«Storicamente ho constatato che quando i collaboratori di giustizia o i testimoni parlano di bassa macelleria criminale va tutto bene, quando arrivano dichiarazioni che attingono alla sfera politica o istituzionale cominciano le polemiche e le delegittimazioni. Fino a quando Gaspare Spatuzza si limitò a ricostruire la vicenda esecutiva della strage di via D’Amelio anche a livello di opinione pubblica e forze politiche registrammo plausi, nel momento in cui riferì le confidenze dei Graviano su rapporti con esponenti politici non solo iniziarono le polemiche ma addirittura non fu accolta la richiesta delle procure di sottoporre Spatuzza a un programma di protezione. È andata sempre così: la solita litania delle delegittimazioni gratuite e in alcuni casi delle calunnie. Il nostro compito è di andare avanti. Comunque».

IL RIFIUTO DEL BLINDATO- Parola del Pm di Palermo Nino Di Matteo, titolare della delicatissima inchiesta sulla trattativa Stato-mafia e di recente minacciato di morte da Totò Riina. Nella seconda parte di un’intervista al settimanale OGGI, dal 9 aprile in edicola (LEGGI la prima parte), Di Matteo dice di credere di essere un personaggio fastidioso «forse non solo per Riina», racconta di aver rifiutato la proposta delle forze di polizie di farlo viaggiare su un blindato Lince («Si sarebbe trattato di una situazione insostenibile che mi avrebbe messo in ridicolo. Posso accettare tutto ma non certamente di essere messo in ridicolo»), parla del sostegno nei suoi confronti:  «Gli striscioni mi creano, abituato come magistrato alla formalità e alla riservatezza, un po’ di imbarazzo, di pudore. Che supero. Perché so che si tratta di un consenso spontaneo, non ricercato e non organizzato.

ANALOGIE COL 1992- E quelli che dicono il contrario so benissimo che sono in malafede… Noto analogie ma anche differenze con il 1992… Allora la rabbia esplose davanti al sangue dei morti. L’intensificarsi delle minacce per la mia persona è stato accompagnato da un maggiore consenso dei cittadini: mi sono arrivate lettere di incoraggiamento, messaggi, email. Anche dai vicini di casa. E questo mi conforta».

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