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Smutniak: “Con Francesco Arca intesa bellissima”

 

 

kasia smutniakSono talmente tante le emozioni che sta vivendo in questa stagione di vita, che, davvero, le servirebbero delle cinture di sicurezza per tenere a freno la sua gioia. Kasia Smutniak, al terzo mese di gravidanza, aspetta un bebè dal compagno, il produttore cinematografico Domenico Procacci. Anche sul fronte professionale, però, la bella attrice di origini polacche attraversa un momento di grande soddisfazione, grazie a Ferzan Özpetek che ha creduto fortemente in lei, volendola come protagonista della sua nuova toccante pellicola Allacciate le cinture.

Abbiamo incontrato Kasia in occasione della presentazione leccese del film in cui, tra gli altri, divide la scena con Francesco Arca, Carolina Crescentini, Elena Sofia Ricci e Francesco Scianna. Un personaggio intenso e complesso, il suo, quello di una donna alle prese con una grave malattia che sconvolge la sua vita e quella di chi le è accanto, cambiandola nel corpo e nell’anima: emozioni talmente forti che, anche a distanza di tempo, Kasia ammette di non dimenticare.

Sei una delle protagoniste del nuovo film di Ferzan Özpetek, Allacciate le cinture: che bilancio fai di questa avventura cinematografica?

«I mesi trascorsi a Lecce sono stati bellissimi. Girare in un posto così accogliente rende il lavoro molto più facile».

Lecce e il Salento ti sono entrati nel cuore?

«Dopo un mese di riprese ci siamo fermati e siamo tornati provvisoriamente a Roma. Dovevamo stare nella Capitale per fare un certo tipo di lavoro: chi doveva dimagrire, chi ingrassare. Ferzan è tornato a Lecce dieci giorni dopo, io e gli altri una settimana prima. Lì ho capito quanto questa città già mi mancasse!».

Che effetto ti ha fatto essere diretta da un regista così apprezzato dal pubblico e dalla critica come Özpetek?

«Lavorare al fianco di Ferzan è stata un’esperienza unica, fortissima. Una di quelle che davvero non dimentichi».

Con il cast, e in particolare con il tuo compagno di set Francesco Arca, com’è andata?

«La cosa meravigliosa è la capacità di Ferzan Özpetek di riuscire a unire tanti attori insieme: tutti si rendono disponibili, così si ha la possibilità di conoscerci bene ancora prima di cominciare le riprese. Ci siamo seduti a tavola, abbiamo letto la sceneggiatura, abbiamo mangiato, bevuto e scherzato. Quando siamo arrivati sul set eravamo già un gruppo unito. È stata un’avventura meravigliosa. Quando giri alcune scene così intense, escono in un modo davvero naturale. E questo è avvenuto anche con Francesco Arca, soprattutto nella seconda parte dove non c’era più bisogno di dirsi nulla».

Che emozioni ti ha regalato l’aver interpretato un ruolo così moralmente impegnativo, nonché quello di una donna alle prese con grandi sofferenze?

«È stata un’esperienza fortissima, bellissima. Che cosa mi ha dato? Un ruolo così può aggiungere una vita in più. Per me, ogni film ha una sua storia e la vivo come fosse una possibilità di vivere una vita in più, come succede per i gatti, che si dice abbiano sette vite. Non riesco a staccarmi da questa storia. Non capita spesso di avere la possibilità di interpretare un ruolo così, come quella che mi ha regalato Ferzan. Ci sono pochi ruoli interessanti per le donne. Ferzan, invece, per ciascun personaggio scrive qualcosa di interessante e ad hoc. Per questo motivo credo che qualsiasi attore si metta a correre quando lui chiama, proprio perché si tratta sempre e comunque di ruoli estremamente particolari, pieni di umanità. Ho avuto questa fantastica possibilità e lo ringrazio tantissimo».

Quanto ti sei rispecchiata in questo personaggio?

«Tantissimo, troppo forse».

Dopo Allacciate le cinture, quali saranno i tuoi prossimi impegni?

«Girerò un altro film a marzo, ma, al momento, non posso dire nulla di più a riguardo. Dopo Allacciate le cinture sono rimasta ferma per alcuni mesi, non ho più girato niente. Dopo ogni film, almeno che non sappia già quale altro progetto mi aspetti, ho difficoltà a capire che cosa farò dopo, che tipo di ruolo avrò o che genere di storia mi piacerebbe raccontare. Mi sono fermata appositamente e spero, quando mi cimenterò con il prossimo film di cui vi ho accennato, di riuscire a raccontare qualcosa di nuovo».

Bruno Bellini per Vero

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