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Luxuria, dopo la Russia: “A 50 anni troverò l’amore”

 

vladimir-luxuria«Sono andata a Sochi, in Russia, per provocare, per affermare i diritti degli omosessuali. Pur sapendo a cosa andavo incontro. Ma ammetto di aver temuto seriamente per la mia incolumità». A una manciata di giorni dal suo “blitz civile” nel cuore delle Olimpiadi invernali, Vladimir Luxuria è ancora scossa. Con voce bassa e lenta ripercorre i momenti di paura vissuti tra le braccia rudi, a tratti violente, della polizia russa. «Ho ancora una spalla dolorante: avevo i tacchi e sono caduta mentre mi trascinavano via», racconta l’ex parlamentare.

Andare in Russia, Paese non proprio amico dei diritti civili, con la bandiera arcobaleno e con su scritto “Gay è ok” è stato un bell’atto di coraggio…

«Mi rendo conto che non è stata una passeggiata. Ma ero ostinata e contraria a una legge assurda secondo cui parlare di omosessualità è un crimine, se lo si fa in presenza di un minore. Quindi un’intervista o un dibattito pubblico, secondo loro, è un crimine. Come se, parlando di certi temi, si trasmettesse l’omosessualità alle future generazioni».

Perché omosessuali e transessuali vengono considerati pericolosi?

«In Russia, o meglio Putin, si confonde omosessualità con pedofilia. Lui ha fatto un appello: omosessuali va bene, ma lasciate stare i bambini. Quindi considera gli omosessuali come dei potenziali pedofili. Il che è assurdo perché la pedofilia è un’aberrazione sessuale, non un orientamento. Non è che un uomo adulto che va con una bambina è eterosessuale mentre un uomo adulto che va con un bambino è omosessuale. Sono pedofili e basta. Ed è una cosa orrenda. Noi parliamo invece di sessualità consapevole e consenziente. Queste sono le cose per cui combatto. Forse Putin ha ancora un’idea di uomo virile, bolscevico».

E la polizia russa si è dimostrata fin troppo virile con te e i due inviati de Le Iene

«Sì, sono arrivati in dieci, ci hanno strattonati e portati in macchina. Abbiamo camminato per chilometri e ci hanno lasciati in aperta campagna. Poi è arrivata una telefonata dal Consolato italiano, che ha impedito che ci arrestassero. Perché questo era l’ordine. So che ho infranto una legge, però mi sono detta: non ne parla nessuno, devo farlo io. Sono stata l’unica persona che a Sochi ha ricordato questa questione».

E in Italia c’è chi la pensa come Putin?

«Sì, ha molti sostenitori anche in Italia: da noi ci sono tanti omofobi».

Se dovessi spiegare a un bambino chi è un omosessuale e chi è un transessuale, cosa gli diresti?

«Faccio la Piero Angela, anzi la Angela Piero… della situazione. Omosessuale è una persona attratta fisicamente e sentimentalmente da un’altra dello stesso sesso. La persona transessuale, invece, non si riconosce nel sesso anagrafico in cui è nato. E per questo fa dei cambiamenti fisici più o meno profondi. Un omosessuale non cambia il suo aspetto: ci sono gay molto machi, virili, casual e non penseresti mai che sono omosessuali. L’uomo omosessuale si sente uomo, così la donna».

Tu invece ti senti donna.

«Io mi sento di appartenere a un sesso diverso rispetto al genere in cui sono nata».

Non pensi di operarti per cambiare i tuoi connotati sessuali?

«No, vado bene così. Mi sono accettata come sono».

Quindi ti senti donna anche così come sei…

«No, io non mi sento una donna, mi sento una trans. Sto bene nella mia specificità».

Tutti i trans la pensano come te?

«In realtà, ci sono quelli che rompono con il proprio passato, fanno l’operazione e non vogliono vedere nemmeno le foto di quando erano piccoli: loro vogliono sentirsi pienamente uomini o donne».

Quando hai cominciato a sentirti transessuale?

«Da sempre, ma i primi cambiamenti fisici li ho fatti dai 20 anni in poi».

Hai mai avuto relazioni con ragazze?

«Ci ho provato con delle ragazze, ma le tastavo come si tastano le pesche per vedere se sono mature».

Cos’è per te l’amore?

«Conoscenza. Si ama ciò che si conosce».

Sei innamorata?

«No, grazie».

Hai avuto delusioni?

«Sì, ma…»

Ma?

«Sono sicura che a 50 ani la vita mi farà questo regalo, lo sento. Sarò matura per quest’esperienza. Mi apparirà la Fata turchina. Vedremo…».

Trovato l’amore, adotteresti un bambino?

«Ho avuto questo desiderio quando nel 2008 sono andata in Africa: c’erano bambini orfani che avevano bisogno di essere adottati. Ma la legge non me lo consentiva. In futuro, vedremo: dipende anche dalla mia età».

Passiamo dall’amore al lavoro. Di cosa ti occupi?

«Oddio, che domanda! Mi occupo di tante cose. Diciamo che sto vagliando tanti progetti».

Artistici, politici?

«Guarda, su qualsiasi campo ci sono spiragli aperti. Non dico altro…».

 

Stefano Lo Cicero Vaina per Vero

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