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Farnesi: “I reality? Una fabbrica di perdenti”

 

 

roberto farnesi

Il 5 marzo su Raidue andrà in onda Un angelo all’inferno, quarto film della serie a sfondo sociale prodotta da Michele Calì e Federica Andreoli per Nuova Media Italia e la regia di Bruno Gaburro. La pellicola vuole sensibilizzare i genitori sui problemi del mondo giovanile, compreso quello della tossicodipendenza. Il film, dopo la messa in onda sulla tivù nazionale, sarà diffuso sul territorio tramite le emittenti private mentre la produzione di dvd, messi a disposizione di ogni ospedale del Veneto, diverrà strumento di sensibilizzazione sociale.

Tra i protagonisti c’è anche Roberto Farnesi, che abbiamo intervistato.

Cos’ha rappresentato per lei questo tuffo nel mondo del disagio giovanile e della droga in particolare?

«Quello della droga è, purtroppo, un tema sempre attuale. Soprattutto quando un genitore è assente, o distratto, i figli crescono privi di punti di riferimento e pieni di risentimento. Non ho figli ma ho due nipoti, di cui uno adolescente, e mi rendo conto che il mondo oggi ci obbliga a fare i conti con grandi rischi. Stiamo andando verso la deriva del nichilismo».

Questa consapevolezza ha influenzato in qualche modo la sua partecipazione al film?

«Credo che il senso di responsabilità abbia dato maggiore spessore alla mia interpretazione, anche se devo confessare che, a parte la causa onorevole, a stimolarmi di più è stata l’opportunità di recitare al fianco di un attore di grosso calibro e di fama internazionale qual è Giancarlo Giannini. Per me è stata un’occasione davvero irrinunciabile, che mi ha arricchito moltissimo».

Com’è stato il vostro rapporto sul set?

«Giannini è un tipo molto scherzoso che però quando si comincia a girare cambia completamente carattere. L’ho osservato molto nel tentativo di “rubargli” qualcosa, e ho capito che calma e concentrazione sul set sono segno di grande professionalità».

Lei è considerato un bel tenebroso, e anche Giannini con quegli occhi in quanto a fascino non scherza. Ha cercato di “carpirgli” qualcosa anche su questo piano?

«Il fascino è una dote innata e indubbiamente è molto importante per il nostro lavoro. Però io non ne farei tanto una questione di occhio azzurro quanto di carisma. Per questo Giannini è ancora un gran seduttore. In questo senso noi uomini siamo fortunati: se uno è affascinante col tempo migliora come il vino toscano. Perciò intanto io dormo in cantina, così invecchio bene proprio come il vino!».

A giudicare dal consenso del pubblico di Ballando con le Stelle si direbbe che anche lei goda di una buona dose di carisma. Perché, diciamolo, se fosse stato per le sue doti danzerine, probabilmente non sarebbe arrivato alla fine!

«È vero, ma lì più che di carisma è stata una questione di simpatia. Anche per questo ho accettato volentieri l’invito di Milly Carlucci: il mio carattere non viene mai fuori dai ruoli che interpreto, mentre Ballando mi ha dato l’occasione di farmi conoscere per come sono veramente. E il pubblico ha capito che, da buon toscano, sono uno che ama molto ridere e scherzare».

Progetti per il futuro?

«La terza edizione de Le tre rose di Eva».

Una fiction che, peraltro, si è confermata un grosso successo di pubblico…

«Infatti è stata seguita da ben cinque milioni di telespettatori! Vede, oggi la gente vive in un contesto difficile, perciò la sera ha voglia di rilassarsi. Io ho molta fiducia nella fiction italiana. Vedo che funziona e perciò penso che, come tutte le cose che funzionano, andrebbe incentivata. Non bisogna infatti dimenticare che dietro ogni produzione ci sono tanti posti di lavoro e dunque tante famiglie che, su quel lavoro, fanno affidamento per vivere».

Una cosa che Roberto Farnesi non farà mai?

«Un reality! Escluso il primo Grande fratello, che è stato un esperimento straordinario, questi programmi sono quasi sempre una fabbrica di perdenti!».

Tornando a Le tre rose di Eva: fra lei e Anna Safroncik ci sia stata una particolare simpatia…

«Conosco Anna da dodici anni e fra di noi c’è sempre stato un rapporto straordinario. Insieme lavoriamo benissimo e indubbiamente siamo legati da molto affetto e da una grande stima. È una ragazza di una bellezza eccezionale, ma fra noi c’è solo una profonda amicizia. D’altro canto siamo entrambi fidanzati…».

A proposito, che ci dice della sua fidanzata, Rausy Giangaré? è davvero giovanissima!

«E basta! Questa storia della “baby fidanzata” mi fa ridere e mi rompe le scatole! Non c’è niente di straordinario nel fatto che un uomo della mia età (44 anni, ndr) stia con una 21enne. Lei è una ragazza normalissima. (Fa la commessa, ndr)».

Nozze in vista per voi due?

«Non credo proprio. Il matrimonio non rientra nel mio ordine d’idee. Un figlio, invece, se il rapporto si dovesse consolidare, lo farei volentieri!»

Loretta Marsilli per Stop

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