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I segreti del giovane Renzi

matteo renzi

Un piccolo grande amore non corrisposto, provato da Matteo Renzi prima di conoscere – agli esercizi spirituali degli scout – Agnese Landini, la donna che avrebbe sposato nel 1999. Si chiama, la fidanzatina mancata, Federica Morandi ed è, oltre che coetanea, collega di partito e di carica: anche lei presidente del consiglio (comunale), anche lei del Pd.

La rivelazione in un articolo del settimanale OGGI, in edicola dal 19 febbraio (anche su www.oggi.it), che ha raccolto molte testimonianze, anche inedite, sul giovane Renzi.

«Più che non corrisposto, un amore mai dichiarato», ammette la Morandi. «Una cosa da bimbi, via. Lui me l’ha confessato qualche mese fa, davanti ad altri ex compagni. Finita la scuola, io e Matteo facevamo la strada assieme, ché abitavamo uno accanto all’altra. Non ha mai avuto il coraggio di dichiararsi, si aveva 12-13 anni».

Ricorda Alessandro Baldi, compagno di banco dal primo giorno di scuola alle fine delle medie: «Mi ricordo alla perfezione i temi delle elementari: noi “normali” scrivevamo che da grandi volevamo fare il pompiere, il calciatore o la maestra… Lui aveva una sola idea in testa: diventare Presidente della Repubblica».

«Alle medie era uguale a ora: aveva tre marce più degli altri, parlava solo di politica e di Costituzione, tranne il lunedì, che era consacrato alla Fiorentina», aggiunge, parlando con OGGI, Daniela Vescarelli, compagna di classe all’istituto Giovanni Papini.

E se il parroco di Rignano sull’Arno, Don Giovanni Nerbini dice che «l’ambizione smisurata di Matteo non è superbia: è un peccatuccio da cui l’assolvo», il suo ex allenatore Gianluca Toti confida: «L’era un bel mediano, Matteo, aveva i piedi grezzi, il destro un po’ meglio. Suppliva con la grande forza di volontà, col carisma del leader: incoraggiava i compagni, li sgridava. Non le dico che voleva dettarmi la formazione, ma quasi. Se dovessi paragonarlo a un giocatore di oggi, direi che è una miniatura di Pogba». E il dirigente della Rignanese Romano Bagnoschi racconta: «Bel giocatore, Matteo, e che carattere! Anche se era il più piccolo, lo facevano sempre capitano. Poi, a 16 anni, quando ha capito che voleva comandare e decidere tutto lui, è andato a fare l’arbitro». OGGI ha raccolto le confidenze anche del suocero Adriano, professore di matematica in pensione («Matteo l’ho conosciuto che ne aveva 16, di anni, e ho capito subito che aveva quella stoffa lì: una sovrabbondanza di doni e la voglia di condividerli. Quel figliolo è una benedizione») e del fidato pizzaiolo Maurizio Mandola («Sono pure il suo consulente alimentare: se lo vedo un po’ rotondo, gli dico di togliere calorie, ma poi lui viene qui, anche alle due di notte, e si spazzola due Margherite»).

 

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