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Di lavoro? Faccio la coda agli sportelli

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Stare in coda è una delle condanne dell’uomo moderno. Poste, uffici comunali e banche sono solo alcuni dei luoghi nei quali va in scena il rito della burocrazia. Chiunque eviterebbe il “supplizio”, eppure c’è chi si mette in fila volentieri. «Le code esisteranno sempre», dice Giovanni Cafaro, e non si capisce se la sua è una constatazione o un auspicio, sia pure scherzoso. Lui, infatti, con le code ci campa. Laureato in Scienze della Comunicazione, 42 anni, salernitano residente a Milano, Cafaro fino a pochi mesi fa era responsabile marketing di un’azienda di abbigliamento. Poi la società si è trasferita all’estero e lui è rimasto senza lavoro. Così, dopo mesi trascorsi a spedire il proprio curriculum, è diventato un “codista”, uno che dietro compenso va a sbrigare le pratiche burocratiche al posto di altri.

Come è nata questa idea?

«È nata dopo aver perso il lavoro. Non riuscivo a trovare un nuovo impiego, mi dicevano che ero troppo qualificato e che cercavano stagisti. Dovevo trovare una soluzione che mi permettesse di vivere. Così un giorno ho deciso di inventarmi un lavoro da zero. Ero in coda in un ufficio pubblico e notavo che la gente era nervosa perché stava perdendo del tempo. Mi si è accesa una lampadina».

Da dove hai iniziato?

«Ho cominciato dal mio campo: il marketing. Sono andato a casa, ho creato un volantino con i miei contatti e uno slogan semplice che rendesse l’idea: la tua coda allo sportello da oggi la prendo io. Ho fatto stampare cinquemila volantini spendendo 80 euro e li ho distribuiti in diverse zone di Milano».

Come funziona il servizio?

«Vado a casa del cliente a ritirare i documenti o i bollettini, mi faccio dare i soldi ed eseguo la pratica. Il prezzo del servizio, che viene saldato alla fine, è dieci euro l’ora. Fornisco regolare ricevuta. Per adesso lavoro con ritenuta d’acconto, ma non escludo di aprire presto una partita iva».

Chi si rivolge a te?

«La clientela è piuttosto variegata. C’è l’imprenditore, la mamma, il pensionato…».

Per ora come sta andando?

«È presto per dirlo, il servizio è attivo da circa un mese. Ogni giorno ricevo diverse telefonate, quindi non posso lamentarmi. C’è anche chi chiama per lavorare con me. Gente disoccupata o che ha già un’attività e vuole unirla alla mia».

Quali obiettivi ti sei prefissato?

«Il primo obiettivo che mi ero posto l’ho raggiunto. Volevo dare un segnale: se una persona crede in se stessa, può creare un’attività da zero, se necessario anche inventandola. L’Italia è un Paese dove tutto sembra difficile, ma con impegno e tenacia chiunque può trovare la propria strada. Il mio prossimo obiettivo è espandere il servizio nel resto d’Italia e, magari, anche in Europa. Mi piacerebbe dare lavoro con il mio lavoro, sarebbe un sogno che si realizza».

 

Manfredi Lamartina per Vero

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