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La leggenda della fuga di Hitler

Hitler

 

Periodicamente si torna a parlare della fuga di Hitler. Un recente libro di un’autrice brasiliana, Simoni Renee Guerreiro Dias, sostiene che il Führer morì in incognito nel 1984 al confine tra Brasile e Bolivia. La scrittrice porta come prova pure una foto che “proverebbe” che Hitler ebbe anche una relazione con una donna di colore, Cutinga. Solo pochi mesi fa, un altro volume aveva messo in dubbio il suicidio di Hitler nel 1945: Gerrard Williams e Simon Dunstan, nel libro “Lupo Grigio: la fuga di Adolf Hitler”,  teorizzavano una fuga stavolta in Argentina attraverso Danimarca, Spagna e le Canarie. E la  morte del Führer avvenuta il 13 febbraio del 1962 in Argentina: lì il capo del Reich avrebbe vissuto con Eva Braun e le due bambine, nate nel frattempo dalla loro unione. Prima ancora si era parlato di una base segreta tedesca in Antartide. Ma perché nascono queste voci? Per alcuni, curiosi, episodi storici.

 

LA MISSIONE DELL’ U-977 u-boot  977

Qualche mese dopo la resa della Germania, davanti alle coste argentine emerse un U-Boot tedesco di ultima generazione. Era l’U-977 che si consegnava alle forze del Paese sudamericano, l’ultimo ad entrare in guerra a fianco degli Stati Uniti, nonostante che nel corso del conflitto la giunta militare di destra, di cui faceva parte il colonnello Juan Perón futuro massimo leader argentino, non avesse fatto mistero delle sue simpatie per il regime nazista. Il governo argentino non si poteva tuttavia permettere alcuno sgarbo nei confronti dell’alleato statunitense e ordinò di consegnare l’equipaggio agli americani. Sottoposto a interrogatorio, il comandante dell’U-977 affermò di essere in mare da ben 105 giorni. Un tempo notevole se si pensa che mediamente le missioni degli U-Boot non superavano gli 80 giorni. Si aggiunga a ciò che l’U-977 aveva lasciato la sua base in Norvegia il 2 maggio, il giorno in cui i russi conquistavano la Cancelleria, e si capisce perché si diffuse la notizia, ripresa dalla stampa di tutto il mondo, che su quel sottomarino poteva esserci Hitler, tanto più che i russi continuavano a sostenere che non avevano trovato alcun corpo. Nel maggio del 1945 la Norvegia, conquistata dalla Germania nel 1940, era ancora saldamente in mano alle forze di occupazione tedesche. In teoria, se Hitler fosse riuscito a fuggire da Berlino, poteva avere raggiunto la Norvegia. Lì avrebbe potuto imbarcarsi sull’U-977. La lunghezza della permanenza in mare indusse molti a credere che il sottomarino avesse fatto una deviazione prima di emergere e consegnarsi agli argentini. Poteva avere raggiunto la Patagonia o addirittura l’Antartide, dove si vociferava che i tedeschi avessero una base segreta, e aver fatto scendere Hitler. La radio francese diffuse la notizia che Hitler aveva trovato rifugio in Antartide nell’isola degli Esploratori. La psicosi che l’uomo più ricercato del mondo si trovasse in America Latina si diffuse a macchia d’olio in tutto il continente sudamericano. Centinaia di segnalazioni giunsero alla FBI da parte soprattutto di cittadini americani che avevano visto il dittatore o avevano saputo dove si nascondeva. Il potentissimo capo dell’FBI J. Edgar Hoover ordinò di seguire e catalogare ogni pista. Negli archivi dell’Ufficio Federale è conservato un voluminoso dossier raccolto in ben dieci anni di lavoro dagli agenti dell’FBI. La caccia all’uomo da parte delll’FBI non diede alcun frutto, o almeno così risulta dagli atti ufficiali visto che, spulciando negli archivi dei giornali dell’epoca, le notizie ad effetto non mancano di certo, come quella di un incontro ravvicinato, nel settembre del 1946 al largo delle isole Falkland, tra una baleniera e un U-Boot. Secondo il racconto del comandante della baleniera, l’U-Boot, in assetto da combattimento, avrebbe arrestato la sua nave e il comandante gli avrebbe ordinato, con tono gentile, ma fermo, di cedergli sul campo parte della riserva di nafta della baleniera. Fatto rifornimento, il comandante dell’U-Boot avrebbe pagato il “pieno” in dollari americani. Ciò confermerebbe la voce sull’esistenza di una base segreta tedesca nelle zone inesplorate dell’Antartide. Secondo alcuni, tale base venne individuata e fatta saltare in aria, nei primi anni Cinquanta, dagli incursori della marina americana.

Chi è Enzo Caniatti

Enzo Caniatti, giornalista e scrittore, dopo aver diretto per anni Gente Motori, Tuttomoto e Gentleman Collector, è oggi alla guida del portale autoelusso.it. Oltre alla passione per i motori ha quello per la storia. Dopo avere curato opere a dispense sulla II guerra mondiale e in particolar modo sul Terzo Reich, ha pubblicato due romanzi (L'ultimo segreto di Hitler e L'ultima notte) e un saggio storico (Legione SS italiana) per poi ideare e dirigere la testata Secret History. Per Algama ha pubblicato il thriller "Il signor Wolf", il thriller sulla fuga di Hitler e il serial "Madame Gestapo", ispirato a una spy story vera (www.algama.it)

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