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STORIE DAL FRONTE/ «FAREMO USCIRE LA VERITÀ SULLA STRAGE DI ERBA»

diego soddu

LECCO- «Stiamo raccogliendo adesioni da tutta Italia. Per ora abbiamo riempito un faldone. Il nostro compito sarà anzitutto quello di far emergere la verità, che è a nostro avviso ben diversa da quella emersa nella sentenza di condanna all’ergastolo di Olindo Romano e Rosa Bazzi. Per far questo organizzeremo presto dibattiti e convegni, per far sapere alla gente ciò che finora non hanno saputo. E per questo chiediamo l’aiuto di giornali e televisioni». Sono le parole dell’avvocato Diego Soddu, 37 anni. È nel suo studio di Lecco che è stato costituito il “Comitato Rosa-Olindo:giustizia giusta”, un comitato che mira a far riaprire il caso – mobilitando anche l’opinione pubblica – noto come la strage di Erba, in cui morirono quattro persone: Raffaella Castagna, 30 anni, suo figlio Youssef Marzouk, 2 anni e 3 mesi, Paola Galli (mamma di Raffaella), 65, e Valeria Cherubini, 55, che abitava nella mansarda del palazzo. Ferito gravemente, sopravvisse il marito della Cherubini, Mario Frigerio, 65, che testimoniò contro la coppia vicina di casa, sostenendo di aver riconosciuto Olindo come il suo aggressore, dopo che in un primo momento aveva detto che a colpirlo era stato un uomo olivastro e sconosciuto.

APPELLI

A fondare il Comitato con lui sono Cristiana Cimmino, già autrice del libro “Finché morte non ci separi”, che raccoglieva le lettere di Rosa e Olindo dal carcere, e Paola Pagliari, che, dopo aver letto le sentenze e assistito ai processi, aveva aperto una pagina su Facebook per sostenere apertamente l’innocenza dei Romano. «Su Olindo e Rosa ci sono stati troppi pregiudizi, – prosegue l’avvocato Soddu- dovuti al fatto che l’opinione pubblica li ha condannati molto prima che fosse fatto un processo. Ci sono numerosissimi errori nelle confessioni poi ritrattate, il Ris non trovò nessuna traccia di sangue in casa loro e nessuna traccia della coppia sul luogo della strage. Molte, moltissime cose non sono ancora state dette e scritte. Soprattutto, le tante cose a favore di Olindo e Rosa non hanno mai trovato il giusto spazio in tv durante i processi». Chi ha aderito al Comitato? «Persone da tutta Italia. Gente che si è informata leggendo le poche pubblicazioni che hanno dato spazio anche alla difesa, informandosi su settimanali, in radio o via internet. Per avere informazioni su come iscriversi si può inviare una mail a comitato.rosaolindo@libero.it». Chi si vuole iscrivere riceverà un modulo da compilare con i propri dati anagrafici e da rimandare firmato unitamente alla fotocopia di un documento d’identità.

I CRIMINOLOGI

Intanto anche diversi criminologi sono orientati a esporsi, dicendosi certi che i Romano sono innocenti. C’è Roberta Bruzzone, che lo ha sostenuto anche in un libro. E c’è l’équipe del professor Francesco Bruno, de l’Università La Sapienza di Roma, che s’interessò al caso partecipando ad un convegno a Milano alla vigilia della sentenza di Cassazione. Anche loro, recentemente, si sono detti disponibili a cercare nuovi elementi per portare alla revisione del processo. «A questo stiamo lavorando da tempo – spiega Fabio Schembri, legale storico della coppia insieme a Luisa Bordeaux e al professor Nico D’Ascola-, raccogliendo diversi elementi che si aggiungono ad altri respinti nel precedente giudizio. Peraltro, siamo ancora in attesa della sentenza della Corte di Strasburgo che, da sola, potrebbe consentire di ricelebrare un nuovo processo, qualora lo stesso fosse dichiarato “non equo”, e cioè concluso con violazioni dei diritti dell’Uomo. Entro la fine dell’anno, in qualsiasi caso, credo che saremo in grado di proporre una prima istanza per chiedere la revisione».

LA NUOVA BIBBIA DI OLINDO la nuova bibbia di olindo

Nel frattempo Olindo Romano ha mandato una nuova Bibbia al suo legale. Un’altra Bibbia ricamata con frasi in un codice incomprensibile e zeppa, come le precedenti, di collage e di dichiarazioni d’amore per Rosa Bazzi. E di dichiarazioni d’innocenza. Cosa fanno nel frattempo i coniugi di Erba? «Si vedono tre volte al mese per due ore – conclude Schembri-. Entrambi all’interno del carcere lavorano. E sperano che la verità venga a galla».

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