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Aldo Nove: “Così la maldicenza uccise Mia Martini”

Paolo Giovanazzi per Stop

Mia Martini

 

Una maldicenza nata da un episodio sfortunato, il crollo di un telone che copriva un palco dove era prevista una sua esibizione, e rafforzata dal tragico incidente d’auto in cui persero la vita due musicisti della sua band. È bastato questo e poco altro per “condannare” Mia Martini a una vita difficile, terminata prematuramente nel 1995 e segnata dalle dicerie che la costringevano persino a non pronunciare il suo nome. Da questo il titolo della biografia dia Aldo Nove, edita da Skira, Mi chiamo… «Molti aneddoti non li ho riportati perché erano così assurdi che non sembrano reali», spiega lui.

Un esempio?

«Gruppo di amici all’isola d’Elba con presente Mia Martini, che chiamavano Mimì. Stanno per entrare in un ristorante e arriva il proprietario che comincia a inventare scuse: “Il ristorante è pieno”, invece non c’è nessuno. Alla fine salta fuori che il problema era Mia Martini: non era bello che ci fosse lei nel ristorante. Probabilmente il ristoratore aveva a che fare col mondo dello spettacolo e sapeva di quella fama. Ecco, episodi come questo mi hanno spinto a immedesimarmi in lei».

Non c’è il rischio di inchiodare per sempre Mia Martini alla figura tragica di vittima delle maldicenze? 

«Ci ho pensato, ma da parte mia mi sembrava giusto intervenire con violenza, in modo quasi definitivo su questo argomento: rendiamo pubblica e chiara questa vicenda. Sono cose che non devono succedere più. Penso che la superstizione sia una cosa umana, ma attribuire un potere negativo alle persone è una specie di istigazione al suicidio. Nel caso di Mia Martini, capitava anche che fosse preso come una specie di gioco. Però lei si è portata dietro questo peso per vent’anni. Qualcuno mi ha anche detto che lei è stata debole, ma io dico: provaci tu a vivere in quel modo».

Aldo NoveCosa avrebbe potuto fare la cantante?

«Mia ha raccontato diverse volte che ha anche provato a scherzarci sopra. Una volta ha incontrato uno di quelli che la vessava con questa faccenda in un casinò, e si è piazzata dietro di lui. Poi gli ha detto: “Fino a quando non perdi tutti i soldi, io resto qua”. Insomma ci scherzava, si arrabbiava, ma il problema è che la cosa è continuata per anni, decenni. C’erano comportamenti assurdi: quando riusciva a partecipare a qualche manifestazione canora ripresa dalla televisione, spesso spariva dal montaggio della trasmissione che andava in onda».

Erano dicerie che venivano prese sul serio.

«Mia si scontrava con l’invidia di chi mette il bastone tra le ruote a chi ha la colpa di essere molto più brava di loro».

Nonostante tutto, la Martini poteva contare su amici che le sono stati vicini.

«Ci sono stati e sono stati importanti: Gianna Bigazzi è stata la sua più grande amica e Luciano Tallarini, che è stato il suo grafico, ma anche di sua sorella Loredana Berté. Dori Ghezzi e il marito le sono stati vicini per tutta la vita e Renato Zero ha fatto di tutto per lei».

Con Zero, l’amicizia risale a tempi molto lontani.

«Per un po’ lui, Mimì e Loredana formavano un terzetto curioso. C’è un aneddoto carino: erano senza una lira e dovevano andare a vedere non so quale concerto. Erano riusciti a trovare una sistemazione in un convento di suore che affittava camere e si sono spacciati per tre sorelle. Quando hanno scoperto che in realtà erano due sorelle e un signore che all’epoca si chiamava Fiacchini, le suore non sono state contente».

Com’era il rapporto di Mia col mondo discografico?

«Se non riusciva a fare quello che per lei era giusto, rompeva tranquillamente i contratti. Avvertiva una certa cialtroneria nel mondo della musica, e ne soffriva realmente: era una persona seria».

Il libro diventerà anche uno spettacolo teatrale.

«Sarà un monologo recitato da Erika Urban in cui Mia parlerà di sé. Debutterà il 9 luglio al Teatro La Cucina, all’ex ospedale Pini di Milano».

 

Paolo Giovanazzi

 

Chi è Paolo Giovanazzi

Giornalista, si occupa di musica da quindi anni e ha collaborato con varie testate musicali e non. Ha collaborato alle due edizioni del volume 24.000 dischi (Zelig) e ha pubblicato per Giunti il libro “Vasco in concerto” (scritto con Fausto Pirito) e per Aliberti “Michael Jackson. Troppo grande per una vita sola”; “Paolo Conte. Il maestro è nell’anima”; “Lady Gaga. Ai confini della gloria”, “Lucio Dalla. Una vita a modo mio”.

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