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Morti assurde: le persone più sfortunate del mondo

Chi sono le persone più sfortunate del mondo? Forse quelle morte in casi assolutamente incredibili. Da non credere. Eppure succede.

 

L’ultima vicenda arriva dalla Puglia: un uomo ruba una bottiglia di liquore da un supermercato –  almeno così ricostruiranno gli investigatori secondo le cronache locali – e la infila nei pantaloni. Scappa. Ma scivola e cade. La bottiglia si rompe. E un vetro gli recide l’arteria femorale. È morto così un uomo di 44 anni. Una morte assurda. Una fatalità quasi inconcepibile. Eppure il mondo ne è pieno. Le persone più sfortunate del mondo hanno destini avversi e beffardi e sono morte per la distrazione di un attimo.

alex adelman
Alex Adelman

Per trovare un caso simile, bisogna riportare l’orologio indietro di diversi mesi. E spostarsi in Sudamerica.

 

Douglas Leonardo de Oliveira è un pilota molto esperto. Il suo aereo viaggia a 270 km orari sui cieli del Brasile. Attende che anche il terzo paracadutista, Alex Adelman, 33 anni, uno che vanta oltre settemila ore di volo, si getti nel vuoto. Poi, torna alla base. È lì che scopre che Adelman è morto, andando a sbattere contro l’ala dell’aereo, perdendo i sensi e precipitando contro di loro.

E certo, nella vita il paracadutista, campione in diverse specialità di volo, aveva probabilmente messo in conto di tutto, anche le fatalità. Ma probabilmente mai si sarebbe immaginato di morire andando a sbattere sull’aereo da cui si era gettato.

 

Dawn Brancheau
Dawn Brancheau

La fatalità è di solito dovuta a qualche distrazione. Capita, anche ad alti livelli. Capitò tre anni fa, ad esempio, a Dawn Brancheau, una delle più famose addestratrici di orche di Orlando, in Florida, nel corso dello spettacolo, beffarda ironia della sorte, intitolato “Cena con l’orca”. Si tratta di show molto amati dal pubblico. Il nome latino dell’animale è Orcinus Orca, che significa demonio dell’inferno. Il nome inglese, invece, killer whale, ossia balena assassina: è l’incubo di foche, ma anche di pescatori sulla costa degli oceani, perché per recuperare la preda è capace di uscire parzialmente fuori dall’acqua e addentarla. Dawn Brancheau dalla sua non se l’aspetta. Invece, nel bel mezzo dello show l’orca salta fuori, l’azzanna e la porta giù, sul fondo della piscina, rispondendo ai proprio istinti. È morta così, Dawn, nello shock generale. Uno shock che ricorda quello spagnolo, quando i tori vengono liberati per le strade per rispettare una tradizione. E, ovviamente, prima o poi incornano a morte qualcuno.

Sono morti assurde, ma forse, sia chiaro forse, un po’ prevedibili. Quello che invece non potevano prevedere due donne giapponesi lo scorso aprile, era di ritrovarsi per strada sei orsi bruni, fuggiti dallo zoo safari Hachimantai di Kazuno, prefettura di Akita, a 600 km da Tokyo.

orso Che non sono sei cani randagi, o sei tipi malintenzionati. Sono qualcosa di peggio. Ma la loro reazione si può solo intuire perché, prima di essere abbattuti, hanno fatto in tempo a ucciderle. E chissà cos’ha pensato prima di morire nel settembre scorso Veronika Starcev, 55 anni, di Zrenjanin, ottanta km a nord di Belgrado. Lei gli orsi li conosceva bene: quello cui dava da mangiare tutti giorni era l’attrazione del mini-zoo locale. È entrata nella gabbia per portargli il cibo. Ma si vede che lui era nervoso. Lei si è avventato contro e l’ha dilaniata, mentre i clienti del vicino ristorante cercavano di fermare un bestione di 400 chili tirandogli sassi e qualche oggetto. Pare assurdo morire oggi in una città europea per l’attacco di un orso. Ma siccome era lì da 17 anni, la donna si era probabilmente illusa che non potesse essere pericoloso. Un errore: l’illusione è infatti spesso alla base di fini atroci.

congo 2La più grottesca è forse capitata nel 2000 ad un santone indiano in Congo. A Kinshasa, un predicatore noto come il “profeta Azarias”, 42 anni, voleva dimostrare ai suoi fedeli di essere capace di camminare come Gesù sulle acque. Il guaio è che gli credono. Li convoca nella città di Boma per mostrare la cerimonia miracolosa con tanto di inaugurazione di un altare. Poi, accompagnato da canti e danze della folla, s’incammina verso il centro del fiume Congo. Fatto qualche passo un mulinello lo trascina ovviamente giù. Ma nessuno capisce e tutti lo osannano in coro, credendo che li stia benedicendo. Quando infine si accorgono che qualcosa non torna, il profeta è già annegato. Si tratta di casi limite. Ma morti assurde capitano tutti i giorni, anche qui. Nell’estate 2007, a Rimini, un operaio milanese trentenne cerca di agganciare quattro straniere alle cinque del mattino. È a torso nudo e un po’ alticcio. Quando le vede andare in albergo prova a seguirle, ma la porta di vetro si chiude. E lui, che vuole raggiungerle a tutti i costi, ci si getta contro per sfondarla. Non ha pensato che la porta è, appunto, di vetro: va in frantumi. Le schegge lo colpiscono. E lui muore dissanguato.

phoneMa guai a pensare che ci si distragga e si possa così morire solo a causa dell’alcol. La distrazione più letale che la storia recente ricordi è infatti quella di Ken Charles Barger, 47 anni, di Newton, North Carolina. Il 21 dicembre 1992 la sua vicenda fa il giro del mondo. Perché, mentre dorme, sente il telefono squillare. Nel pieno del sonno, con la faccia ancora sul cuscino, allunga una mano per afferrare la cornetta. Afferra però per errore la sua Smith & Wesson 38 Special, che aveva appoggiato lì vicino. Quando la mette all’orecchio, parte un colpo che lo uccide. Una morte difficile da accettare.

palloneMa quando il destino sembra voler metterci del suo, non c’è niente da fare. Lo sanno bene a Liverpool. Il 13 luglio 2005 c’è la finale di Champions League Milan-Liverpool e i rossoneri stanno vincendo 3-0. Mark Houghton, 43 anni, tifoso viscerale inglese, soffre. Soffre troppo per la sconfitta. Tra la fine del primo tempo e l’inizio del secondo si sente mancare il fiato. E si impicca. Ma quando la ripresa comincia, il Liverpool infila 3 gol in una manciata di minuti. E vince la coppa ai rigori. Si vede che doveva andare così.

Già, il destino. Quando uno viene colpito da un fulmine, un evento alquanto raro, è la frase che si usa più spesso: «era destino». Figuriamoci, quando uno, al fulmine, riesce a sopravvivere: inevitabilmente qualcuno grida al miracolo. E forse lo è.  Forse.

sullivan

Di certo Roy Cleveland Sullivan finì sul Guiness dei Primati. Era sopravvissuto addirittura a sette fulmini, che lo colpirono ovunque, dal 1942 al 1977: in una torre antincendio, sul camion, in barca, a piedi, bruciandone di volta in volta corpo, capelli, caviglie. Indeciso se ritenersi l’uomo più fortunato o sfortunato del mondo, morì suicida nel 1983.

 

Manuel Montero

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