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Un gatto cieco e un coniglio nano. A volte, l’amicizia

Così, un vecchio e malandato gatto europeo, ormai cieco e privo di una zampa asportata a causa di un tumore, è tornato a vivere. Merito della sua proprietaria, infermiera con la passione per gli animali.

 

 

Nella vita ha scelto una professione difficile, tanto da essere considerata più che altro una missione: l’infermiera, costante spalla e speranza per ogni paziente. Ma la sua vocazione a prendersi cura dei malati non vale solo per gli esseri umani. Anzi. Simona Pasquali, 39 anni, di Rho, seconda di tre sorelle, è infatti una grande amante degli animali. «Ne ho sempre avuti. E se capitava qualche randagio nella zona in cui abitavo, li accudivo».

Già. È il caso di Gigi, mascotte dell’intero quartiere, che, quando divenne vecchio e malandato, finì coccolato tra le sue braccia. O di Pippo e Katia, due merli trovati piccini e in difficoltà da uno zio, e da lei cresciuti liberi in casa fino a quando non hanno avuto l’età per volare. «Li portai però in Veneto, dai parenti, dove avevano più campagna e spazio in cui muoversi». Finchè un giorno di metà anni ‘90 le regalano Gnocco, un cucciolo di tigrato meticcio. I primi anni sono di grande gioia per tutta la famiglia. Gnocco di giorno esce anche fuori di casa e torna la sera per mangiare.

LA CECITÀ

Con gli anni che passano e gli acciacchi, purtroppo Gnocco diventa però cieco da un occhio. «E da febbraio ha perso anche l’altro». Il buio assoluto. «Non potendo più uscire, si era intristito molto».

Simona è andata nel frattempo a vivere da sola. E il suo gatto è rimasto a casa dei genitori. Ognuno sente la mancanza dell’altro. «Ma in fondo mia madre vive a 200 metri, e praticamente ogni sera mi dirigevo lì anche solo per fargli due carezze». Purtroppo, al peggio sembra però non esserci fine. Perché, nei mesi scorsi, arriva la mazzata finale: gli viene infatti scoperto un tumore alla zampa anteriore sinistra, che deve così essere amputata. Gnocco non ci vede più e fa ormai enorme fatica a muoversi. «Non potevo più lasciarlo dai miei e ho deciso di portarlo nel mio appartamento».

Lì gli allestisce quello che lei chiama “l’ufficio” di Gnocco: una lettiera di fianco ad una comoda cuccia di stoffa. E il cibo a lato, in modo che non abbia problemi a trovare il tutto. «La strada per muoversi in casa la riconosce camminando rasente ai muri e ai mobili. Non è questo il problema. Il problema era che Gnocco non mangiava più, come se si fosse rassegnato ad un lento declino. Andavo al lavoro e quando tornavo lo vedevo al posto in cui lo avevo lasciato la mattina…la ciotola del cibo ancora piena. Durante il giorno c’è sempre mia mamma a casa mia e anche lei diceva che Gnocco restava rannicchiato giù, in silenzio, senza nemmeno miagolare. Dovevo fare qualcosa…». Pensa e ripensa ai rimedi possibili, le viene infine un’idea: affiancargli un animaletto diverso, con cui Gnocco potesse giocare. Un gatto naturalmente non andava bene, perché avrebbe potuto fargli ancor più sentire la differenza con un suo simile. «Così ho preso Petolo, un coniglio nano beige…era un tentativo di convivenza per entrambi. Il risultato? Be’, non ci crederai, ma sono diventati inseparabili».

gatto cieco 7

 

LA RINASCITA

Gnocco, che ora ha sedici anni, da qualche mese è infatti tornato letteralmente a vivere. Si vede che la famosa “pet terapy”, la famosa terapia per i malati fatta attraverso la compagnia di alcuni animali domestici, non funziona solo tra animali e uomini, ma anche tra diverse specie di bestiole. «Delle volte gatto e coniglio dormono uno sull’altro. Oppure capita che Petolo si diverta a fargli “perfidi” scherzi, mettendogli un pallone di gomma leggera davanti alla sua cuccia. Gnocco, così, è costretto a tentoni a girargli intorno per andare a sdraiarsi. Delle volte però, è Gnocco a vendicarsi… un po’ come fanno i bambini». Certo Gnocco ha bisogno di cure: ma per fortuna, appunto, Simona conosce il mestiere. Se deve fare un’iniezione prescritta dal veterinario problemi non ce ne sono. Se deve mettergli delle gocce negli occhi per non farli lacrimare, non si tira indietro. «Ormai Gnocco ha accettato questa fase della vita – conclude con filosofia Simona -. E oggi tutto è cambiato. Esco la mattina per lavorare molto più tranquilla. Quando torno tutto è in ordine. Ed entrambi hanno mangiato. Mia mamma, durante il giorno, li vede giocare sempre insieme. E, appena metto piede in casa, iniziano le feste. Se ha bisogno di qualcosa e non vuole muoversi, Gnocco miagola dal letto, per assicurarsi che io o mia mamma gli rispondiamo e per farci capire che anche lui è lì. Ma il più delle volte a “rispondere” è proprio Petolo, che, ad ogni verso dell’amico, salta sul letto per fargli compagnia».

Alessandro Crotti

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