Home / News / AMARCORD/ QUANDO GRILLO VOLEVA MONTI AL QUIRINALE. E “MALEDIVA” RODOTÀ

AMARCORD/ QUANDO GRILLO VOLEVA MONTI AL QUIRINALE. E “MALEDIVA” RODOTÀ

beppegrilloit

 

Sette anni fa, di questi tempi, bisognava eleggere il nuovo Presidente della Repubblica. Anche allora il totonomine si scatenava. E, prima che il voto portasse al Quirinale Giorgio Napolitano, si sussurrò il nome di Massimo D’Alema.

Nel balletto delle opinioni si introdusse anche Beppe Grillo, che scrisse sul suo blog – che aveva solo un anno e mezzo, ma godeva già di appelli politici e di importanti collaborazioni – una lettera aperta proprio a D’Alema, invitandolo a farsi da parte. Prima di stenderla, fece un cappello introduttivo, dando conto delle proprie preferenze. Tra queste, il futuro premier che lui avrebbe ribattezzato “Rigor Montis”. Scrisse infatti: «Il Presidente della Repubblica non può avere ombre, né possibili scheletri nell’armadio. Abbiamo avuto in passato un Antelope Cobbler e credo che ci sia bastato. Ritengo che il nostro Presidente debba essere super partes, avere il rispetto della Nazione e aver fatto qualcosa di importante nella vita, non il politico di professione.
Gli uomini e le donne le abbiamo, si chiamano Monti, Hack, Sartori
. Quali sono i meriti di D’Alema?»

All’epoca, come si vede dai commenti sul post, in molti erano d’accordo proprio sul nome di Mario Monti.

Sette anni più tardi i tempi sono cambiati.

La nuova rosa di tre nomi comprende ai primi due posti Milena Gabanelli e Gino Strada.

Ma l’attenzione viene posta dai commentatori soprattutto su Stefano Rodotà, come possibile linea di convergenza con il centrosinistra.

Ed è proprio su questi che tuttavia stridono le frasi compiaciute di Grillo: «Rodotà è perfetto».

Perché “perfetto”, per il suo curriculum, Rodotà potrebbe esserlo per l’intero arco costituzionale. Per tutti, ma non per Grillo, del quale, sul Corriere, sono riportate queste dichiarazioni: «Gabanelli, Gino Strada, Stefano Rodotà. Sono nomi cui non siete abituati, inconsueti, sono nomi della società civile, non hanno 80, 90 anni, non sono costituzionalisti, che qua siamo l’unico Paese al mondo dove ci vuole un costituzionalista per capire la Costituzione».

A dire il vero, Stefano Rodotà gli 80 anni li compie il 30 maggio.

Per anni Grillo ha predicato nei suoi spettacoli e nel suo blog che l’Italia è un Paese di politici “vecchi” che progettano “futuro che non vedranno mai”, ironizzando a lungo sull’età di Napolitano, sbeffeggiato come “Morfeo”.

E certo, Rodotà può essere l’eccezione.

Ma purtroppo questo è il meno.

Il M5S ha presentato un programma preciso, alla voce “Stato e cittadini”.

Due di questi recitano:

Riduzione a due mandati per i parlamentari e per qualunque altra carica pubblica

 Eliminazione di ogni privilegio particolare per i parlamentari, tra questi il diritto alla pensione dopo due anni e mezzo

 

Sul primo punto, Stefano Rodotà di legislature ne ha fatte ben quattro.

Ma è sul secondo punto che c’è qualcosa di più.

Contro Stefano Rodotà, infatti, nel 2010 Beppe Grillo lanciò addirittura una “fatwa collettiva” a nome del blog, dato che il medesimo percepiva, secondo i dati pubblicati da L’Espresso e che lui riportava, 8455 euro di pensione lorda parlamentare «grazie ai contribuenti». Dopo aver pubblicato il nome di Rodotà nell’esplicito post “Maledetti, non vi pensionerò!” in una ristretta lista di politici, aggiunse:  «Lo so che mentre leggete vi monta il sangue alla testa, stringete i pugni e vi si contrae lo stomaco. Per questo non ho riportato l’elenco completo, l’ho fatto per voi».

La fatwa contro la ristretta lista comprensiva del nome di Rodotà apparve anche un anno più tardi sul blog, accompagnata dal solito strillo  “per farvi venire la bile ecco qualche pensionato parlamentare eccellente”.

Si vede che ha cambiato idea.

Ma la scelta del M5S avrà senza dubbio sorpreso lo stesso Rodotà, che in un articolo di Left a firma Sofia Basso, del luglio 2012, diceva: «Anche oggi vedo grandi pericoli. Il fatto che Grillo dica che sarà cancellata la democrazia rappresentativa perché si farà tutto in Rete, rischia di dare ragione a coloro che dicono che la democrazia elettronica è la forma del populismo del terzo millennio. Queste tecnologie vanno utilizzate in altri modi: l’abbiamo visto con la campagna elettorale di Obama e nelle primavere arabe. Poi si scopre che Grillo al Nord dice non diamo la cittadinanza agli immigrati, al Sud che la mafia è meglio del ceto politico, allora vediamo che il tessuto di questi movimenti è estremamente pericoloso. E rischia di congiungersi con quello che c’è in giro nell’Europa».

 

Edoardo Montolli

Tutti i libri di Edoardo Montolli – GUARDA

Il boia di Edoardo Montolli su Kindle – GUARDA

 

 

 

 

 

Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it).

Leggi anche

Bruno Vespa non avrebbe dovuto intervistare Salvo Riina? E perché mai?

Enzo Biagi intervistò Liggio. C’è chi ha intervistato i peggiori assassini. E perché allora Vespa non può decidere di ascoltare Salvo Riina? Per quale ragione a decidere chi intervista chi deve essere la Commissione Antimafia?

2 commenti

  1. Mi permetto di far rispettosamente notare che vi era stata una consultazione online. E non è stata la prima nè l’ultima volta nella quale gli elettori 5 Stelle sono stati in disaccordo con il loro leader, ad onta di tutti coloro che li ritengono automi telecomandati…

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Booking.com

Lo store di Fronte del Blog è uno store di affiliazione. Al momento dell'acquisto sarete reindirizzati su Amazon Rimuovi