Home / Delitti / Cold case / QUASI 200 DNA A CONFRONTO PER IL DELITTO DI ARCE

QUASI 200 DNA A CONFRONTO PER IL DELITTO DI ARCE

serena mollicone

 

Serena Mollicone, liceale diciottenne di Arce, scompare venerdì primo giugno 2001. Dopo aver preso un autobus per Isola Liri, va dal dentista. Alle 9,35 attende il pullman per Sora delle 10,10. Ma non lo prenderà mai. Qualcuno giurerà che sia salita su una macchina rossa. Di fatto, la trovano morta due giorni più tardi in località Fontana Cupa, una campagna dove vanno a celarsi coppiette, tossicodipendenti, prostitute. Ha le mani e le caviglie legate con nastro adesivo e fil di ferro, e un sacchetto di plastica sulla testa. L’orario della morte è incerto, ma è di sicuro il primo giugno. È stata uccisa con un violento colpo alla tempia sinistra. Arce conta poche migliaia di anime. Quando Serena è svanita nel nulla tutti si sono dati da fare per cercarla. Tra loro il carrozziere Carmine Belli, che abita a 500 metri da casa sua. Un tipo belloccio, un po’ vanesio. Ci tiene a dare il suo contributo. Gli pare di ricordare di averla vista litigare proprio il primo giugno e lo racconta ai carabinieri. Aggiunge dettagli sugli abiti e afferma di conoscere Fontana Cupa, perché spesso ci porta le sue amanti di una notte. Tanto, dice, che potrebbero trovarvi le sue tracce. Non lo sa che sta infilando la testa in un cappio, non ancora.

Le indagini nel frattempo stentano, complicate da un fatto inquietante: il papà di Serena ritrova il cellulare della figlia privo di impronte digitali in un cassetto di casa dopo i funerali della ragazza. Un cassetto dove i carabinieri avevano già guardato. Il killer è un abile depistatore. La Procura di Cassino, dopo mesi di inutili ricerche, deve affrontare il sesto caso di omicidio irrisolto in pochi anni. Decide di affidarsi all’Uacv, fiore all’occhiello della polizia scientifica, esperta in delitti efferati. Sul nastro adesivo emergono due impronte papillari, sul filo di ferro stralci di pelle, probabilmente per lo sforzo fatto dall’assassino per attorcigliare il filo. Altre impronte si ritrovano su mozziconi, fazzoletti abbandonati nei pressi e su un contenitore metallico vicino al cadavere. Si cercano contraddizioni nelle testimonianze.

Ed ecco che tornano da Belli. Il carrozziere rammenta di aver dato a Serena un paio di passaggi in auto. Vanno nella sua officina e tra le bollette spunta mezzo talloncino di un dentista privo del nome del paziente: lo stesso dentista dove Serena era andata quella mattina. A febbraio 2003 lo arrestano. Passerà 17 mesi in carcere prima di essere assolto in tutti i gradi di giudizio. A sbrogliargli la matassa è il criminologo Carmelo Lavorino, consulente dei suoi legali, che già ha seguito la difesa di Pietro Pacciani in appello e di Federico Valle inizialmente indagato per via Poma. Lavorino scopre infatti che quel talloncino è privo di impronte digitali. Strano. Poi smonta la mancanza di alibi, la possibilità materiale di compiere l’omicidio. E pure le impronte, che non corrispondono affatto a quelle di Belli. Le indagini tornano così in alto mare. Finché si arriva ad una nuova svolta: a finire nel mirino degli inquirenti sono stavolta l’ex maresciallo dei carabinieri di Arce, Franco Mottola, il figlio Marco, la moglie Maria, l’ex fidanzato di Serena Michele Fioretti e sua madre Rosina Partigianoni. E il carabiniere Francesco Suprano, all’epoca dei fatti in servizio ad Arce. Le nuove analisi permettono un confronto del dna e delle impronte digitali sulla scena del crimine. Suprano, nella cui difesa spicca ancora Lavorino, si sottopone volontariamente al confronto: non vi è alcuna compatibilità.

La medesima cosa accade con gli altri: una perizia dattiloscopica dei Ris di Roma e un test del Dna eseguito dal professor Giuseppe Novelli, primario all’Università di Tor Vergata, “scagionano” di fatto tutti gli indagati. Secondo indiscrezioni le indagini verranno presto allargate a tutti coloro che furono coinvolti nell’inchiesta (e non solo gli indagati), con un confronto con la banca dati del ministero dell’Interno. E con il profilo di un brigadiere, Santino Tuzi, suicidatosi nel 2009. A metà marzo la conferma: saranno ben 177 le persone coinvolte nella comparazione di dna e impronte digitali trovate sulla scena del crimine.

Chi è Fronte del Blog

Le news della Terza Repubblica

Leggi anche

Enzo Caniatti e i suoi dubbi: “Quei misteri sulla fine di Adolf Hitler”

Il giornalista e scrittore autore di diversi saggi sul Fuhrer e del thriller "Il signor Wolf" (Algama) in cui ipotizza la fuga di Hitler dal porto di Genova, svela tutti i suoi dubbi a Stop

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Booking.com

Lo store di Fronte del Blog è uno store di affiliazione. Al momento dell'acquisto sarete reindirizzati su Amazon Rimuovi