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“Nel mio negozio non si paga l’iva”

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Da Stop in edicola venerdì 5 aprile

Masaniello è tornato. Come il protagonista della rivolta napoletana del Seicento contro gli spagnoli,  Roberto Corsi si candida come “capopopolo” dei commercianti italiani. E da Taverna di Montalto Uffugo, paesino calabrese in provincia di Cosenza, ha dichiarato guerra a quella che ritiene una vessazione: il pagamento dell’Iva. Dallo scorso 5 marzo, a tutti i clienti del suo negozio di abbigliamento viene praticato uno sconto del 21 percento, cioè l’importo che su ogni transazione viene versato allo Stato sotto forma di imposta. Corsi ha pubblicizzato l’iniziativa con tanto di cartello: “Io non pago il pizzo allo Stato”. Ciliegina sulla torta, il registratore di cassa posizionato all’esterno della sua attività.
La provocazione ha varcato i confini della Calabria, grazie a  Facebook, e Corsi è stato invitato anche in Tv. Adesso si moltiplicano i commercianti pronti a seguirlo nella sua clamorosa protesta.

Roberto, già una volta si era “crocifisso” per protesta: c’è chi la considera un pazzo in cerca di pubblicità…

«Non sono pazzo e non voglio pubblicità. Tutto quello che faccio è dettato dalla paura. Che però deve trasformarsi in forza perché sono padre di due bambini che hanno bisogno di credere nella vita. Il mio gesto nasce proprio da questo. Io ho sempre pagato le tasse fino all’ultimo centesimo, e sfido l’agenzia delle Entrate a fare qualsiasi tipo di accertamento. Oggi, però, mi ritrovo con il conto in banca in rosso e l’ufficiale giudiziario alla porta. Non ho più voglia di mantenere i senatori a vita, neanche se mi costasse un solo euro: con quei soldi potrei comprare dei biscotti per i miei figli».

Vuole darsi alla politica?

«Non mi interessa la politica, desidero solo che lo Stato la finisca di rubare ai poveri per dare ai ricchi. Perché i poveri, come i ricchi, hanno bisogno di mangiare e di vivere dignitosamente».

Quando si crocifisse era furibondo col presidente Napolitano, tanto che si avvolse nel tricolore e issò la croce su una rotatoria all’ingresso del suo paese. Adesso, invece, con chi se la prende?

«Con me stesso, perché non sono andato via dall’Italia. Questa mia battaglia non la faccio solo per i miei figli, ma anche per tutti i cittadini italiani che, come me, oggi si trovano in serie difficoltà».

A cosa crede che la porterà questa sua clamorosa protesta?

«Sicuramente a prendere delle decisioni, prima o poi. Mi auguro di riuscire a svendere quel poco che mi resta e andare via. Per esempio ho conosciuto il Canada: ecco, forse me ne andrò là con tutta la famiglia. Qui ci sono solo diritti negati. Sapete che non sono libero nemmeno di devolvere le mie giacenze di magazzino alla Caritas?».

Chi glielo vieta?

«Secondo lo Stato dovrei fare una richiesta scritta alla guardia di finanza, recarmi in un campo con i vigili del fuoco e poi bruciare le giacenze del magazzino. Perché oltre una certa cifra non posso fare beneficenza. E pazienza se ci sono in giro migliaia di persone che non hanno nulla da indossare e io ho merce che devo appendere perfino in bagno per mancanza di spazio».

Lei va contro la legge…

«Cosa potranno fare? Chiudermi l’attività? Alla fine avranno commesso un “omicidio” lasciandomi in vita. Comunque, a questo punto, che facciano quello che vogliono, tanto non credo che potranno rendere più grave una situazione già disperata».

Ha messo una motosega all’esterno del suo negozio. Perché?

«Quella sta a significare che mi hanno segato le gambe. Io sono convinto che non si uccida solo sparando, ma anche togliendo la dignità personale o portando un uomo al fallimento. Mandando a monte la possibilità di tornare a casa e guardare i propri figli negli occhi e trovare un sorriso. Quel sorriso che oramai purtroppo non c’è più».

Cosa intende fare adesso?

«L’Italia sta affondando, il popolo muore di fame e sono sempre più frequenti i casi di suicidi per disperazione. Io sono contro la violenza, però dico una cosa: cari politici, sarà il popolo che riuscirà a punirvi. Ed è già successo che il piccolo Davide vincesse contro il gigante Golia».

 

 

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