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Marina Occhiena a Stop: “Grazie Califano, hai fatto di me una donna”

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Da Stop in edicola venerdì 5 aprile

 

La scomparsa di Franco Califano (stroncato a 74 anni da un tumore il 30 marzo) ha lasciato un vuoto incolmabile nel mondo della musica e in tutte quelle persone che hanno avuto la fortuna di apprezzare la sua poetica umanità, presente nelle sue canzoni e nella sua voglia di vivere, che a volte lasciava posto a momenti di grande fragilità.

Un enorme vuoto nel cuore lo sente anche Marina Occhiena, l’ex bionda dei Ricchi e Poveri, che con il Califfo ha vissuto momenti indimenticabili. Ma soprattutto con Franco ha conosciuto per la prima volta l’amore.

Marina, che dire… Franco non è più tra noi.

«Mi fa impressione parlare di lui al passato. Franco non “era”, Franco “è” ancora».

La passione per la musica vi ha fatto incontrare.

«Proprio così. Io e gli altri Ricchi e Poveri eravamo solo  quattro ragazzi di Genova che avevano messo su un gruppo musicale privo di tutto, anche del nome. La gente diceva che eravamo bravi. Un giorno, grazie al fratello di un amico, riuscimmo a ottenere un appuntamento alla casa discografica Carosello di cui Franco era direttore artistico. Lo conobbi in quella occasione. Aveva 29 anni, era nel pieno della sua bellezza».

Quell’incontro fu determinante per te…

«Ci presentammo nel suo ufficio all’ora di pranzo e allora ci diede appuntamento per il primo pomeriggio. Così andammo a fare un giro in Piazza del Duomo, dove mangiammo di nascosto un panino che avevamo portato da casa perché eravamo in bolletta. Tornati poi da lui gli facemmo sentire il nostro repertorio. A un certo punto si mise le mani in testa e si allontanò dalla stanza. Pensavo che non avesse gradito, ma poi è tornato con il direttore delle vendite e con il direttore generale e volle che cantassimo anche per loro.  Quello stesso giorno è diventato il nostro produttore».

E così siete diventati i Ricchi e Poveri.

«Sì, ma ci ha portato in un’altra casa discografica, perché la riteneva più adatta a noi. Poi ha curato il nostro look e ha scelto per noi questo nome, perché diceva che eravamo ricchi nello spirito e poveri nelle tasche. Era capace di queste sfumature. Era molto sensibile. Ha sempre amato i giovani e tutto ciò che sta per fiorire. Da lui ho imparato molto».

Lui, poi, è entrato a far parte anche del tuo privato.

«Sì, ci siamo messi insieme. Siamo stati una coppia per quasi due anni. Praticamente un record per lui che era abituato ai “mordi e fuggi”. Franco è stato il mio primo fidanzato. Avevo 17 anni».

È con lui che sei diventata donna?

«Sì. Con lui ho fatto l’amore  per la prima volta. È stata la mia prima storia importante».

Come ti ha conquistato?

«Facendomi una corte bella e pulita. Non credevo nemmeno che fosse possibile, la  leggevo solo nei libri. Veniva a Genova apposta per vedermi, passavamo il tempo in macchina sotto il balcone di casa, dal quale mia mamma ci controllava. Franco aveva conquistato anche lei. Ogni volta le portava dei fiori. Le piaceva anche perché era bello e si vestiva sempre elegantemente».

Piaceva anche a tuo papà?

«Anche se Franco era molto più grande di me, papà ha accettato la sua corte e mi ha consegnato praticamente a lui. Mi diceva, “Vuoi fare la cantante? È questa la vita che hai scelto di fare? Allora va bene anche per me”».

Qual è il ricordo più dolce che ti lega a Franco?

«Una volta mi ha regalato un cane: un levriero afgano nero che ha voluto chiamare Califfo. Apparteneva a un contadino che non lo teneva bene. Un pomeriggio mi ha chiesto di andare con lui e siamo andati a prenderlo. Franco, proprio come me, amava molto gli animali».

Com’è finita la vostra storia d’amore? Poi vi siete persi di vista?

«Le nostre strade si sono separate spontaneamente, senza drastiche decisioni: io ero sempre in tour col gruppo e lui era preso da mille cose. Non ci siamo più frequentati. L’ho rivisto una decina di anni fa, per caso, in un ristorante».

Il primo amore, come si dice, non si scorda mai…

«Gli volevo bene e gli sono rimasta sempre molto affezionata. Vederlo dentro la bara, il giorno del suo funerale, è stato orribile. Ma non ho potuto fare a meno di dargli l’ultimo saluto. Franco era un ragazzo timido, chiuso. Quando si sentiva  in imbarazzo si toccava sempre la basetta sinistra con la mano destra. Era carino e dolce, poi col tempo, credo con la complicità del successo e del contatto col pubblico, si è trasformato. Ma io lo ricordo com’era prima».

Franco continua a vivere nelle sue canzoni…

«Sì e sono una più bella dell’altra. Scriveva e cantava quello che pensava. Parlava in quel modo anche nella vita di tutti i giorni».

 

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