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Il Racconto: OFFRYO di Andrea Carlo Cappi

 

CAPPI foto Alberto Aliverti 2
Lo scrittore Andrea Carlo Cappi, nella foto di Alberto Aliverti

Della sera in cui lei fu assassinata ho pochi ricordi, ma tutti vividi e angoscianti. Stavo facendo la doccia, sperando di lavar via la depressione della giornata, quando mi resi conto che lo scarico era intasato. Mi chinai sotto il getto d’acqua per dare un’occhiata: nella pozza che si stava formando sul fondo si vedevano fili che ondeggiavano come alghe in corrispondenza dello scarico.

Provai a tirarne uno. Erano capelli. Lunghi e neri. Come quelli di lei. Tirai ancora. Era una matassa. Un gomitolo. Un ammasso di capelli neri gocciolanti e schiumosi, che d’un tratto sembrò incastrarsi nello scarico. Tirai ancora più forte e alla fine la ebbi vinta. Ma caddi all’indietro, fuori dalla tenda di plastica con sopra disegnata la sagoma di Mamma Bates con il coltello in Psycho, e andai a sbattere contro la scarpiera dell’Ikea, che vacillò. Gli scomparti si aprirono, sbilanciandola, e mi trovai sepolto sotto una pioggia di scarponi.

Devo aver perso i sensi, perché quando riaprii gli occhi l’acqua, colando lungo la tenda, aveva invaso parte del pavimento del bagno. E lei era lì, china sopra di me, con i suoi lunghi capelli neri, identici a quelli che ancora stringevo nel pugno, il viso pallidissimo contorto in una smorfia di dolore. -È troppo tardi per salvarmi- disse,  prima di svanire.

Pensai di avere avuto un’allucinazione. Nudo e fradicio com’ero, corsi a prendere il cellulare e chiamai il suo numero. Suonava a vuoto. Provai e riprovai tutta la sera, ma ebbi sempre la stessa risposta. Allora compresi l’orribile verità.

Ciò che avevo visto era il suo fantasma.

Lei era stata uccisa.

E la parte peggiore era che sapevo dov’era e con chi quando era successo.

 

*

 

L’avevo conosciuta l’estate precedente a una retrospettiva di Transformers. Mi ricordava un po’ Janet Margolin in Prendi i soldi e scappa, vestita di bianco e con lunghi capelli neri e lisci. Aveva una quindicina di anni meno di me, ma non è che in giro capiti spesso di incontrare ragazze così belle che vanno a una retrospettiva di Transformers. In realtà non ero un grande fan della saga: alla voce blockbuster estivi preferisco i film sui personaggi della Marvel o della Dc Comics, insomma le cose che ho cominciato a leggere quando facevo le elementari. Sì, sono un nerd di quarantacinque anni. E allora?

Abbiamo cominciato a frequentarci. Lei è persino venuta a casa mia per una maratona X-Men e le ho addirittura mostrato la mia collezione di action figures dei supereroi, compreso Wolverine in motocicletta. Collezione assemblata in tempi migliori, quando i miei articoli sulla rivista di cinema FanCult erano pagati poco, ma almeno erano pagati. Adesso quando va bene il bonifico arriva dopo centottanta giorni e solo se si insiste (forse l’editore spera che nel frattempo l’autore degli articoli muoia di fame, così non deve più dargli un centesimo).

Ma quel giorno maledetto il bonifico era arrivato, quindi era il momento di fare il solito giro: un salto in centro per i dvd più banali e poi shopping selvaggio fra i tesori introvabili di Bloodbuster in via Castaldi.

Mentre guardavo le offerte alla Fnac, mi imbattei nel mio alter ego malvagio. Ruggero Doria. Non che lo ritenessi realmente malvagio, ma si trattava di un critico mio coetaneo che apparteneva a un universo completamente opposto. Da giovane era stato craxiano, negli ultimi diciotto anni era stato berlusconiano e in quel momento doveva essere di certo quello che si doveva essere in quel momento lì. Scriveva su quotidiani e riviste di primo piano, si manifestava in televisione ed era persino riuscito a vendere una sua sceneggiatura da cui era stato tratto un film ad alto budget che sarebbe uscito di lì a pochi giorni.

Come sua abitudine, stava comprando mezzo reparto video. Una commessa lo seguiva per reggere in braccio le decine di confezioni di dvd già scelte da Doria.

Nel prendere non so cosa sotto la R, l’illustre critico urtò un altro dvd, che cadde a terra. La commessa non riusciva a muoversi senza rovesciare la catasta che reggeva in braccio, sicché lui, in un insolito momento di generosità verso la classe lavoratrice, si chinò a raccoglierlo e guardò la copertina. Uno sguardo divertito balenò nei suoi occhi azzurri, sotto il ciuffo ribelle di capelli biondi. -Ah, The Ring. Scosse il capo, con l’aria da fine intenditore, e mi lanciò un’occhiata. -La solita americanata.- E rimise il dvd al suo posto.

Quel film era in giro da da un decennio, nel frattempo erano usciti in dvd anche gli originali giapponesi… e Doria ancora non aveva capito niente? Non riuscii a trattenermi. -A dire il vero è il remake americano di un film giapponese, tratto da un romanzo di Suzuki Koji in cui la figura dell’onryo, il fantasma vendicativo, si basa su una precisa icona della tradizione nipponica, che ricorre anche nel teatro kabuki…

Stavolta lui fece un cenno affermativo del capo, con fare accondiscendente. -Certo, certo- disse. –Orriò. Ma lo vedi qual è il tuo problema? Perdi sempre il tuo tempo dietro a cose senza importanza. È per questo che scrivi per quella rivistucola di nicchia. E sogni di diventare un film-maker scrivendo inutili sceneggiature che non interessano a nessuno. Ne ho vista una proprio l’altro giorno dal mio produttore. La segretaria la stava buttando nella carta di riciclare, ma ho ho fatto in tempo a leggere il nome dell’autore e il titolo… Com’era? Sette scarpe di cristallo giallo, mi pare. D’altra parte, se anche il produttore ti avesse concesso un appuntamento, gli sarebbe bastato guardare come vai in giro: si vede lontano un miglio che sei uno sfigatone.

Cosa c’era di tanto «sfigatone» nell’andare in giro d’estate in jeans, con una maglietta di  X-Files e i capelli scuri raccolti a coda? D’accordo, non ero biondo, pettinato da fighetto, con gli occhi azzurri e gli abiti firmati come lui. Cercai di mantenere la calma. Mi costò una certa fatica.

-A proposito- aggiunse Doria, sistemandosi il nodo della cravatta. -Tra una settimana esce il mio film, L’ultima tenerezza. Ti faccio mandare un invito per l’anteprima dal mio ufficio stampa. Così vedi come si fa il cinema sul serio…

 

*

 

Mi era passata la voglia di fare acquisti. Ciondolavo incerto in via Torino quando la vidi sul marciapiede dal lato opposto della strada. Era lei, la donna della mia vita! La seguii, cercando di attraversare la strada per salutarla, ma c’era troppo traffico. La vidi entrare in un portone. Che cosa ci entrava a fare in quel palazzo? Dopo qualche secondo vidi Ruggero Doria che varcava bel bello lo stesso portone, guardandosi intorno circospetto mentre portava in ciascuna mano un saccone di plastica pieno di acquisti.

Ho visto abbastanza gialli per fare due più due. Sapevo che Doria, benché sposato con una ricca ereditiera, teneva corsi di sceneggiatura al preciso scopo di trombarsi le allieve. E sapevo che lei si era iscritta a uno di quei corsi, nonostante io glielo avessi sconsigliato.

Avevo il cuore a pezzi. Me ne tornai a casa e, depresso, mi feci la doccia. E fu allora che vidi il suo fantasma e capii. Doria l’aveva assassinata. Forse lei era stata troppo insistente e lui temeva che la moglie potesse scoprire qualcosa. Non poteva permetterselo, specie ora che stava per uscire il suo film e sarebbe stato sotto i riflettori. Bastardo assassino!

 

*

 

Bastardo, assassino e pure abile, quel maledetto Doria. Guardavo tutti i giorni su Internet e non c’era nessuna notizia. Era riuscito a far sparire il cadavere, oppure lo aveva lasciato in quell’appartamento a marcire. Fui tentato di fare una telefonata anonima alla polizia, ma poi pensai che lei e io eravamo stati visti spesso insieme. Se la chiamata fosse stata registrata e da quella avessero potuto risalire alla mia voce, c’era il rischio che pensassero a che a ucciderla ero stato io. Avevo lo stesso problema dei telefilm del tenente Colombo: sapevo chi era l’assassino, ma dovevo trovare il modo di incastrarlo.

Lei mi appariva ogni notte, così pallida da essere quasi luminosa. Tendeva la mano verso di me, mormorando parole sempre più incomprensibili, come se ciò che era stato stesse scomparendo un po’ per volta. Ogni volta mi ritrovavo in mezzo alle lenzuola madide di sudore, paralizzato, con tutti i peli del corpo ritti sulla pelle, ansante, tremante e tachicardico. Sapevo che lei mi avrebbe perseguitato fino a quando non avessi fatto qualcosa. L’unica parola intelligibile che le avevo sentito dire era: -Vendicami…

Dovevo vendicarla.

Presi la decisione quando mi arrivò l’invito alla prima de L’ultima tenerezza. Avrei rovinato il momento di gloria dell’omicida. Avrei vendicato la donna che amavo. Ma dovevo pensare al modus operandi. In casa, a parte un set di vecchi coltelli da cucina, avevo qualcosa che poteva fare al caso mio. Una katana che avevo ordinato via Internet quattro anni prima. Problema: avrei dovuto nasconderla quantomeno sotto un impermeabile, stile Highlander, cosa che sarebbe apparsa strana in piena estate a Milano. No, ci voleva qualcosa che potessi nascondere più facilmente, per esempio nello zainetto che mi portavo sempre dietro quando andavo a fare acquisti. Optai per la vecchia baionetta giapponese della seconda guerra mondiale, conquistata a un’asta su Ebay. Meno spettacolare della katana, ma di sicuro più maneggevole.

La sera dell’anteprima sventolai l’invito all’ingresso ed entrai nell’atrio del cinema. Con mia sorpresa, vidi che c’era anche lei, pallida e vestita di bianco come al solito. Era ovvio che potevo vederla solo io. Ma lei c’era e avrebbe assistito alla vendetta che avrei portato a termine in suo nome…

 

*

 

Della sera in cui sono morto ho un solo ricordo, confuso: inciampo sul tappeto rosso mentre cerco di scagliarmi su Ruggero Doria brandendo la baionetta, cado e mi infilzo con la mia stessa lama. Molto imbarazzante. Molto doloroso. I soccorsi sono arrivati in ritardo.

Se non altro adesso ho una prospettiva tutta nuova. L’editore della rivista FanCult ha tirato un sospiro di sollievo, perché non mi ha dovuto pagare gli ultimi sei mesi di articoli. Il mio appartamento ha un nuovo inquilino, che per prima cosa ha fatto sturare lo scarico della doccia da tutti i miei lunghi capelli scuri; dev’essere anche lui uno sfigatone come me, perché non ha una ragazza e gli piace lo stesso genere di film.

Inoltre ho scoperto un sacco di cose che non sapevo. Per esempio che lei non è affatto morta. Anzi, sta benissimo. Ho creduto di vedere il suo fantasma solo perché ho battuto la testa in bagno e dal quel momento ho cominciato ad avere gli incubi.

Ruggero Doria si è guadagnato le prime pagine di tutti i giornali, grazie al mio fallito attentato, e il suo film è diventato un successo di cassetta. Si vede ancora con lei in quello stesso palazzo, prendendo appuntamento al cellulare: alle chiamate di Doria lei risponde, quella stronza. Avrei voluto darle una lezione, ma purtroppo ho scoperto che come fantasma nessuno si accorge di me.

Proprio come quando ero vivo.

Andrea Carlo Cappi

Chi è Andrea Carlo Cappi

Andrea Carlo Cappi, nato a Milano nel 1964, vive da anni tra l'Italia e la Spagna. È uno dei più attivi scrittori italiani di letteratura di genere, spaziando fra thriller, avventura e fantastico. Dal 1993 ha pubblicato cinquanta titoli fra narrativa e saggistica e più di un centinaio di racconti. È anche traduttore di numerosi bestseller dall'inglese e dallo spagnolo e ha curato varie edizioni italiane dell'agente 007. Ha scritto i racconti e romanzi del "Kverse", l'universo thriller che riunisce le serie "Nightshade" (da Segretissimo Mondadori, firmata a volte con lo pseudonimo François Torrent), "Medina" (Il Giallo Mondadori, Segretissimo Mondadori) e "Black" (Cordero Editore). Sono riapparsi di recente in libreria "Medina-Milano da morire" (Cordero), "Nightshade-Obiettivo Sickrose" (Cento Autori), cui si aggiungono le novità "Black and Blue" e "Back to Black" (Cordero). Algama Editore (www.algama.it) sta pubblicando in ebook parecchi titoli editi e inediti di questo ciclo: "Malagueña", "Dossier Contreras", il serial "Missione Cuba", "Black Zero", "Black and Blue". Cappi ha dato vita anche a una saga horror-erotica con il romanzo "Danse Macabre-Le vampire di Praga" (Anordest). Ha collaborato al serial di RadioRAI "Mata Hari" e ai fumetti di "Martin Mystère", personaggio cui ha dedicato racconti e romanzi originali, tra cui "L'ultima legione di Atlantide" (Cento Autori). Ha scritto poi quattro romanzi originali con protagonisti Diabolik ed Eva Kant, ora ripubblicati da Excalibur/Il Cerchio Giallo. Per Algama è autore dell'ebook "Fenomenologia di Diabolik", saggio autorizzato sul Re del Terrore e il suo mondo in tutte le loro declinazioni, ora riproposto in un volume illustrato a colori da Edizioni NPE. Sono disponibili in ebook anche il saggio "Le grandi spie" (Vallardi), il mystery "Il gioco della dama" (dbooks.it), le storie erotiche de "La perfezione dell'amore" (Eroscultura) e il racconto fanta-erotico "Nuova carne" scritto a quattro mani con Ermione (Eroscultura); con lei Cappi ha pubblicato inoltre per Algama gli ebook "Tutto il ghiaccio del mondo" e "Cosplay". Gestisce con Giancarlo Narciso il webmagazine Borderfiction.com e con Fabio Viganò il blog "Il Rifugio dei Peccatori".

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