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Batmania, i fans del cavaliere oscuro

BatManiac rosati
Edoardo Rosati, medico, giornalista e “batmanofilo”, posa in un servizio per il mensile di collezionisti Gentleman Collector.

La casa è immersa in libri di anatomia e chirurgia, malattie rare e fisiologia. E finché non si entra nella cameretta niente fa presagire che dentro ci sia una specie di piccolo museo dedicato a cinema horror, supereroi e soprattutto al Cavaliere Oscuro, così come la saga cinematografica ha ribattezzato per i nuovi fans l’eroe malinconico di Gotham City.

Già, perché questa è la casa di un medico per titolo di studio e giornalista scientifico per vocazione. Il quale, però, ha una passione che gli ha assorbito l’infanzia, nei telefilm di Adam West, cresciuta tra fumetti, libri, action figures e studi. Di Batman sa praticamente tutto, fin da quando l’eroe sbarcò in Italia, poco dopo la guerra, coi precedenti nomi di Uomo Mascherato, Fantasma e quindi Pipistrello.  Si chiama Edoardo Rosati, 53 anni, già autore di diversi saggi scientifici, romanziere di medical thriller e editore (fondò la Puntozero, che pubblicò i libri sui mondi degli appassionati di James Bond e di Star Trek) ed è oggi il caporedattore alla scienza del settimanale Oggi. Tutto cominciò all’età di sei anni. «Rimasi fulminato, per  merito di mio padre cinefilo, dal film Il risveglio del dinosauro, diretto nel 1953 da Eugène Lourié, e con gli effetti speciali (a passo uno) di Ray Harryhausen. La passione per il Fantastico scoppiò così. E anche l’attenzione per i fumetti.

Da Topolino passai a Superman Nembo Kid, che continuava formato e numerazione dei mitici Albi del Falco, in cui l’Uomo d’Acciaio era stato ribattezzato “Nembo Kid”, e senza nemmeno la “S” stampigliata sul petto – si dice che accadde per sborsare meno soldi in diritti sul personaggio – e Batman appare per la prima volta come suo comprimario nel numero 33 sfoggiando un costume… rosso! Morale: in quelle pagine restai invischiato. Tifavo per lui per un semplice motivo: agiva e combatteva senza neppure un superpotere. E fu leggendo le rubriche presenti in quel giornalino (pubblicato da Mondadori) che venni a conoscenza della Batmania esplosa negli States grazie ai telefilm con Adam West e Burt Ward». batman telefilm

Presto la passione dei fumetti diventa passione per macchinine, pupazzi, gadgets. «Per me il senso del collezionismo sta tutto racchiuso in una pagina dell’albo Mondadori BATMAN che pubblicò la mia foto nello spazio dedicato alla posta dei fan, sul numero 48  dell’8 dicembre 1968.

Significa ricercare da adulti l’oggettistica e le pubblicazioni che in qualche modo hanno segnato il tuo percorso immaginifico, regalandoti emozioni belle e arricchendoti  il bagaglio culturale ed esistenziale. Sono pezzi di te, insomma. E non una mera maniacalità: un ritorno alle origini, ecco. Del resto, la parola nostalgia da lì deriva, dal greco “nòstos”, il “ritorno al paese natale”. Per questo preferisco, nel merchandising, i pezzi degli anni ’60 e ‘70, e le riproposte di gadgets relative a quel periodo. Per capirsi, il “mio” Batman è quello della cosiddetta Silver Age: corpo del costume grigio, cappuccio, mantello, guanti e stivali blu, ma soprattutto, sul petto, logo del pipistrello in nero su un ovale giallo. Il look che l’arte del grande disegnatore Carmine Infantino ha contribuito a imporre. Sicché, nel dicembre del 1966, l’Arnoldo Mondadori Editore decise, sulla scia del successo oltreoceano della serie televisiva targata Fox, di partorire una testata autonoma dedicata a Batman. E la passione mi contagiò del tutto. Gli albi divennero i primi oggetti della mia bat-collezione, albi (82 in tutto) che, ahimè, finirono per sciuparsi e venire meno nel corso degli anni, ma che poi ho provveduto faticosamente a recuperare nel mercato del fumetto».   il numero 1 del fumetto

Parliamo del mito della Batmobile.

«Batman viene creato da Bob Kane e Bill Finger nel maggio del 1939 (sul numero 27 della testata a fumetti Detective Comics), eppure la Batmobile diventa icona universale e oggetto di culto proprio negli anni della mia infanzia, sempre per merito del serial tv, caciarone, grottesco, “fintissimo”, demenziale fin che vuoi, ma meravigliosamente capace di divertire e di catturare l’affetto del bat-fan (come non adorare calzamaglia e pancetta in vista, e quella serie infinita di improbabili bat-accessori?). La silhouette della Batmobile del serial tv inaugura una storia collezionistica, che inizia nell’ottobre 1966: la Corgi -ditta britannica specializzata nel modellismo die-cast, realizzato cioè con la tecnica della pressofusione-  sforna l’auto del Batman televisivo, che reca sulla scatola il marchio numerico 267. Il primo modello è di colore nero opaco, che nella successiva tiratura diventa lucido. Negli anni successivi subentrano tante piccole varianti: gli iniziali pipistrelli rossi dai contorni bronzati impressi sui cerchioni delle ruote spariscono, variano impercettibilmente le punte degli alettoni posteriori, la fiammella dal tubo di scappamento da mobile (si retraeva e fuoriusciva quando la macchinina marciava) diventa fissa, compare posteriormente un gancio per trainare il Bat-scafo… Non mi sono mai incaponito nella ricerca dei vari modelli immessi sul mercato (si favoleggia anche di un prototipo di Batmobile, del 1972, con i pneumatici rossi). Io ho una Batmobile del periodo d’oro 1966-1967: mi basta per ricordare la magia di quei telefilm e l’inventiva straordinaria di George Barris, l’uomo che creò fisicamente l’auto di Batman, disegnata ad hoc per lo show televisivo.  batmobile

La realizzò in sole tre settimane lavorando sullo chassis della Lincoln Futura, concept car (un’autovettura cioè mai messa in produzione, ma costruita solo come prototipo) progettata dalla Lincoln Division della Ford Motor Company e realizzata in Italia dalla Ghia. Un autentico sballo».

Pezzi pregiati che vorresti avere?

«Qualche tavola originale disegnata da Dick Sprang, scomparso nel 2000: segnò la fortuna del personaggio negli anni ‘50, inoculando nelle avventure di Batman un senso di meraviglia: sono una  festa per gli occhi le sue illustrazioni, così precise, “piene”… Quasi luna-park (e in effetti il suo lavoro ispirò non poco lo stile del fortunato serial tv). E poi, tra i desiderata, i memorabilia dei telefilm. Ma una “chicca” la possiedo: il libro che lo stesso Adam West ha scritto sulla sua avventura televisiva, con tanto di dedica al sottoscritto: “To my friend Edoardo who loves Batman Tv adventures!”».

Com’è cambiato Batman?

«Ha vissuto trasformazioni immense, tra fumetto, tv e cinema. Nasce “noir”, col piccolo Bruce Wayne che vede i genitori uccisi in maniera spietata all’uscita da un cinema. Poi la televisione lo fionda nella cornice psichedelica della cultura pop; arriva, negli anni Settanta, il maestro fumettista Neal Adams e tutto diventa più lugubre; nel 1986 irrompe il genio sovversivo di Frank Miller, che ci consegna con toni cupi e nichilistici un Bruce Wayne cinquantenne, appesantito nel corpo e nello spirito (accade in Il ritorno del Cavaliere Oscuro). Per non parlare del cinema: il goticheggiante Batman di Tim Burton sfocia nel crepuscolo ordito da Christopher Nolan (lasciamo perdere le carnevalate dei due film diretti da Joel Schumacher).  il cavaliere oscuro il ritorno

Pellicole, quelle di Nolan, che adoro, perché infondono al mito di Batman spessore umano e profondità psicologica. Ma anche un clima “malato”, “infetto”, che trovo in linea con i tempi che viviamo. Clima che – come mi ha mostrato mio figlio, anche lui fan del Pipistrello (e della PS3) – ha contagiato pure il videogioco “Batman – Arkham City”». Ma Batman non è la tua sola passione. «No. Come ti dicevo, il filo conduttore che mi ha stregato è il Fantastico. Perciò dall’età di 12 anni ho cominciato a macinare film, libri, saggi, e a raccogliere “merce” sul tema, dai volumi illustrati alle action figures fino a pellicole in 8 e super 8mm. La passione è diventata oggetto di attività giornalistica, perché negli anni Ottanta mi sono iscritto all’Albo dei Pubblicisti proprio scrivendo per diverse testate (come “Il Mucchio Selvaggio” e “Cinema&Cinema”) di fumetti e fantacinema. Insomma, un amore che non mi ha mai mollato». E anzi, ne ha sancito il futuro.

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