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Beppe Grillo vuol “depenalizzare la diffamazione”. Ma lui querela Belpietro

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Agli inizi di marzo viene data la notizia che Beppe Grillo ha querelato per diffamazione il direttore di Libero Maurizio Belpietro, perché sul sito del quotidiano il suo modo di allontanare una esponente del M5S era stato paragonato ai metodi di Stalin.

Si tratta del primo atto del comico all’indomani del clamoroso successo elettorale.

Secondo quanto riportano le cronache, il suo avvocato, Enrico Grillo, ha depositato la denuncia presso la Procura di Genova, dove è stato aperto un fascicolo che verrà poi trasmesso a Milano per competenza. In proposito il legale ha dichiarato ai giornalisti: «Quella notizia è stata per molto tempo visibile sul sito. Abbiamo trovato quell’accostamento troppo forte, decisamente. Abbiamo deciso di attendere che le elezioni si svolgessero per procedere, così da evitare polemiche ed eventuali strumentalizzazioni».

Perché lui le chiama così, «eventuali strumentalizzazioni». Io pensavo si chiamassero in un altro modo. Tipo: leggere contraddizioni. Ma va bene lo stesso. Facciamole, allora, queste «strumentalizzazioni».

Il 9 agosto 2009, Beppe Grillo scrive un post sul suo blog. All’interno chiede la depenalizzazione della diffamazione, specificando: «Di solito chi querela sono i politici e i rappresentanti delle cosiddette istituzioni, mai i cittadini. Di solito la querela viene usata in mancanza di altre argomentazioni per finire sui giornali di regime e fare la figura dell’innocente».

Due giorni più tardi, in un altro post, rincara la dose contro i querelanti. La querela è “intimidazione”, è roba da “ricchi” e fa un appello agli avvocati in Rete per difendere i blogger querelati.

Se la cosa fosse finita qui, uno direbbe, va be’, Grillo ci ha ripensato.

Invece no. La cosa è andata molto, ma molto avanti.

E devo dire che mi ha stupito che nessuno dei Cittadini del M5S eletti alla Camera e al Senato, si sia sentito in dovere di richiamare all’ordine il proprio capo politico.

Non so se ricordate le accuse che facevano ai giornalisti, rei di non fare domande sul programma politico del M5S  e soprattutto di non conoscerlo.

E la domanda è: invece loro, i Cittadini eletti alla Camera e al Senato, lo conoscono il proprio programma elettorale? E Beppe Grillo, presidente del M5S, lo conosce il programma del suo Movimento?

O è stato tutto scritto a loro “insaputa?”

Perché il programma del M5S è composto da quindici paginette e non è difficile da imparare. Le trovate sull’homepage del blog di Grillo.

E alla voce “Informazione” c’è scritto in modo inequivocabile ciò che il Movimento vuol fare una volta eletto:

Depenalizzazione della querela per diffamazione e riconoscimento al querelato dello stesso importo richiesto in caso di non luogo a procedere (importo depositato presso il tribunale in anticipo in via cautelare all’atto della querela).

 

Ecco, “depenalizzazione della querela”, come vedete nella foto qui a fianco. 

Solo che Beppe Grillo, presidente del M5S che presenta quel programma, come primo atto politico, anziché chiedere i danni in sede civile a Libero, denuncia Belpietro in modo che possa proprio rischiare la galera. Una coerenza che, non so a voi, ma a me ricorda quella dei politici che organizzavano i Family Day sull’indivisibilità della famiglia e ne avevano già due o tre alle spalle.

Eppure, la depenalizzazione della diffamazione è una cosa seria.

In Rete è pieno di buotemponi che vorrebbero vedere in galera i giornalisti condannati per diffamazione, senza sapere che in Italia si può essere condannati per diffamazione anche se si scrive il vero. Basta una virgola, un aggettivo anche molto meno acido di quelli che gli stessi buontemponi lasciano nei commenti dei quotidiani online.

Soprattutto, della depenalizzazione della diffamazione non beneficerebbero solo i giornalisti di “regime”, come li chiama lui, ma anche lo stesso presidente del M5S Beppe Grillo, che infatti scriveva che la querela «fa parte ormai della mia vita professionale da anni».

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Ora, dato che nessuno dei Cittadini ha levato gli scudi pubblicamente sulla decisione del proprio leader di denunciare penalmente Belpietro, suggerirei loro due alternative: spiegare che quello che hanno scritto sul programma sono solo sciocchezze da propaganda elettorale. Perché se vale per la diffamazione, può valere per ogni altro punto del programma.

Oppure potrebbero aggiungere un comma proprio sulla diffamazione.

Comma A: la depenalizzazione la vogliamo per tutti, a meno che a querelare non sia Beppe Grillo.

Andrebbe bene comunque. Basta essere chiari.

 

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P.s.: Venerdì è apparsa sul blog di Beppe Grillo l’ennesima “frustata” ai danni dei giornalisti, in bell’evidenza. Ha scritto infatti Matteo Incerti, di professione giornalista, nel post Il Gossip dei 57esimi: «Informazione sui fatti che nel giornalismo locale spesso si trova, ne sono testimone diretto, nella cronaca nazionale è invece merce rara. Il risultato si vede. L’Italia è al 57esimo posto al Mondo per libertà d’informazione. Non ci si può lamentare poi, se da parte di cittadini come Vito Crimi e tanti altri, c’è diffidenza verso i giornalisti della cronaca nazionale e parlamentare romana».

Bene. Dite a Matteo Incerti che l’Italia è scivolata di quattro posizioni nella classifica sulla libertà di stampa non per il gossip o mancanza di informazione, ma perché, secondo il rapporto che cita lui (sic!): «La cattiva legislazione osservata nel 2011 è proseguita, soprattutto in Italia (57, +4), dove la diffamazione deve ancora essere depenalizzata e le istituzioni ripropongono pericolosamente “leggi bavaglio”». E ancora, all’interno del documento: «L’emorragia legislativa iniziata nel 2011 è proseguita ininterrotta nel 2012, in particolare in Italia dove la depenalizzazione del reato di diffamazione non è stata ancora conseguita e dove le istituzioni fanno un pericoloso uso di “leggi bavaglio”. Si fanno inoltre sentire gli effetti della stagnazione degli introiti pubblicitari e dei tagli ai bilanci, che costantemente minano il modello economico». Infine, nelle notizie dall’Italia utili alla costruzione del rapporto potrebbe aver pesato molto l’arresto del direttore de Il Giornale Alessandro Sallusti per una diffamazione, – almeno secondo la metodologia illustrata nel documento- diffamazione che peraltro non ha manco scritto lui.

Chi è Edoardo Montolli

Edoardo Montolli, giornalista, è autore di diversi libri inchiesta molto discussi. Due li ha dedicati alla strage di Erba: Il grande abbaglio e L’enigma di Erba. Ne Il caso Genchi (Aliberti, 2009), tuttora spesso al centro delle cronache, ha raccontato diversi retroscena su casi politici e giudiziari degli ultimi vent'anni. Dal 1991 ha lavorato con decine di testate giornalistiche. Alla fine degli anni ’90 si occupa di realtà borderline per il mensile Maxim, di cui diviene inviato fino a quando Andrea Monti lo chiama come consulente per la cronaca nera a News Settimanale. Dalla fine del 2006 alla primavera 2012 dirige la collana di libri inchiesta Yahoopolis dell’editore Aliberti, portandolo alla ribalta nazionale con diversi titoli che scalano le classifiche, da I misteri dell’agenda rossa, di Francesco Viviano e Alessandra Ziniti a Michael Jackson- troppo per una vita sola di Paolo Giovanazzi, o che vincono prestigiosi premi, come il Rosario Livatino per O mia bella madu’ndrina di Felice Manti e Antonino Monteleone. Ha pubblicato tre thriller, considerati tra i più neri dalla critica; Il Boia (Hobby & Work 2005/ Giallo Mondadori 2008), La ferocia del coniglio (Hobby & Work, 2007) e L’illusionista (Aliberti, 2010). Dirige la casa editrice Algama (www.algama.it).

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